Sylentwake
(carma1977 - Giugno 2003)
Hanno le idee chiare i Sylentwake, gruppo italiano che pone la
sperimentazione al di sopra di tutto. Chissà cosa
succederà ora che il gruppo si è ristretto da tre a due componenti? Le
sorprese sono dietro l'angolo. Ma restiamo nel presente e guardiamo cosa
hanno risposto Andrea e Michele.
Parlateci innanzitutto della giovane storia del gruppo.
Non c'è molto da dire. Il gruppo originario è nato nel 1998 ed era composto
da Michele, Mauro e Gianpaolo. Nel gennaio 2000 il gruppo prende Andrea alle
tastiere per sperimentare nuove sonorità e, durante l'anno successivo, il
gruppo comincia a scrivere brani e riesce ad esibirsi in un discreto numero
di concerti.
Il risultato di quell'anno di lavoro è "Motion", primo demo ed esordio
assoluto per tutti i membri del gruppo.
In seguito Mauro, il bassista, per problemi personali esce dalla formazione
ed i tre rimasti cominciano dedicarsi al progetto Sylentwake con un'ottica
nuova e più sperimentale: con l'introduzione dei bass-synth, infatti, il
gruppo è riuscito a provare nuove soluzioni e finalmente a delineare quello
che sarà lo stile futuro. Nasce così "Zone", demo volutamente eterogeneo,
punto di rottura con il passato ed indicatore di una possibile nuova strada
da percorrere. Tra il dicembre e il gennaio 2003 anche Giampaolo, il
batterista, sempre per motivi personali, decide di abbandonare il progetto
Sylentwake e ora il gruppo è composto da Michele alla chitarra ed anche alla drum machine e
Andrea ai bass-synth, tastiere e sax. I Sylentwake, tramite i nuovi
brani che stanno uscendo dal cantiere (e fra poco registrati su un nuovo
demo), arrivano ora ad avere un'idea molto più precisa della strada da
percorrere.
Sembra che i Sylentwake abbiano lo stesso spirito che animava i
gruppi degli anni '70, cioè sperimentare nuove soluzioni sonore, senza paura
di osare. Quali sono i gruppi o le cose che più vi hanno influenzato e vi
influenzano?
Sebbene molti gruppi degli anni '70 abbiano creato qualcosa di veramente
unico, lo spirito che ci anima riteniamo che sia abbastanza diverso, in
quanto in tutte le epoche musicali ci sono stati momenti di sperimentazione
sonora, ed ancora oggi continuano.
Personalmente, riteniamo che le intenzioni che ci guidano siano quelle di
osare sia a livello compositivo che a livello sonoro. Per il lato
compositivo abbiamo ancora molta strada da fare ma comunque finalmente una
direzione precisa ora ce la abbiamo.
Per quanto riguarda la sperimentazione sonora, invece, noi cerchiamo di
esprimere nel modo migliore possibile alcune soluzioni che abbiamo in testa,
ma il tutto è vincolato, purtroppo, dai pochi mezzi materiali di cui
disponiamo che ci rendono, da questo punto di vista, meno liberi di osare
rispetto a quanto vorremmo.
Per quanto riguarda i gruppi che ci hanno influenzato, si può dire che
sebbene tra noi non ci siano molti ascolti comuni, ciò che entrambi
ascoltiamo sono: Meshuggah, King Crimson, Tool, Pestilence (come
giustamente appare nella recensione), ossia gruppi che, nella loro diversità
di genere proposto, possono essere accomunati in quanto portatori di
qualcosa nuovo all'interno delle varie scene a cui appartengono.
Ma i frammenti di testo che compaiono ogni tanto nei brani di
cosa trattano?
I testi di "Zone", che sono volutamente frammentari e poco decifrabili, sono
il frutto di un esperimento compiuto in studio.
Avendo registrato già tutta la parte strumentale, ci siamo lasciati
ispirare da essa per la composizione dei testi.
Perciò, si può dire che i testi siano una specie di improvvisazione (solo
a livello di testo poiché le linee vocali erano già state definite da tempo)
e che comunque trattano di argomenti astratti, e, sebbene ci sia stata la
dovuta attenzione nel rispettare le regole grammaticali e sintattiche
della lingua inglese, essi sono stati scritti prediligendo la musicalità
delle parole piuttosto che il loro significato.
Nella recensione ho parlato di punto di rottura con il passato,
quando la line-up è passata da quattro componenti a tre. Ora che il
gruppo ha subito un'altra defezione, credete che ci possa essere un
ulteriore stravolgimento sonoro?
In effetti lo "stravolgimento" sonoro già è avvenuto, in quanto non abbiamo
mai smesso di comporre; essendo ora noi rimasti in due la sperimentazione a
livello sonoro e compositivo ci risulta comunque più facile ed è realmente
più estrema.
Avete intenzione di rimanere in due, diventando un gruppo
prettamente strumentale, oppure l'idea è quella di arruolare altri musicisti
per risistemare il gruppo?
La nostra intenzione è di rimanere proprio in due con intento strumentale,
dato che questo per noi è il nostro momento migliore e possiamo dirci
veramente contenti, ma comunque si vedrà se in futuro occorrerà qualcun
altro e niente è escluso a priori.
Come siete messi con le nuove composizioni, avete del nuovo
materiale pronto?
Adesso di materiale pronto ne abbiamo abbastanza per fare al più presto un
nuovo demo,
ma comunque non vogliamo fare le cose in maniera troppo affrettata e stiamo
componendo
ancora, per avere più materiale da scegliere quando andremo in studio.
Siete mai riusciti a suonare dal vivo? E come ha reagito il
pubblico alla vostra proposta, certamente non semplice?
Di esperienze dal vivo ne abbiamo avuta qualcuna, forse un decina, di cui
quasi tutte nel periodo in cui eravamo in quattro e comunque veramente
poche.
Naturalmente avendo cambiato stile più volte siamo curiosi di sapere quali
siano le reazioni attuali dei pubblico e perciò stiamo lavorando anche per
allestire un concerto dal vivo ed essendo in due ciò richiede molto più
impegno.
Avete già ricevuto delle offerte da parte di qualche etichetta?
No, ancora no.
Come vedete la scena italiana in generale? Pensate ci siano gruppi
meritevoli di uscire allo scoperto?
Michele: Ritengo che la scena attuale abbia molte sfaccettature e che
considerazioni globali non si possano fare. Di certo nella scena italiana
c'è un po' di tutto, da gruppi che meritano di esprimersi a grandi livelli ad
altri che hanno ottenuto buoni risultati aldilà di ciò che valgono
realmente.
Personalmente, essendo io un estimatore dell'originalità a discapito un po'
di tutto il resto, mi trovo un po' perplesso davanti a certi gruppi che si
rifanno volgarmente a cliché preconfezionati.
Andrea: Credo che la scena italiana sia veramente caduta in basso, primo
perché ci si ostina a seguire i cliché di quei pochi gruppi di "successo",
senza portare niente di nuovo, secondo il mercato italiano è veramente
restio a far conoscere nuovi gruppi e non vuole osare troppo, dimenticando
quasi i pochi gruppi interessanti e lasciandoli nell'ombra, senza che
possano esprimersi neanche una volta e obbligandone altri a cercare, e
trovare se fortunati, appoggio all'estero.
Va bene così, per ora è tutto. Chiudete l'intervista come volete.
A presto.
Ringraziamo Shapeless Zine per lo spazio gentilmente concesso.
Mail: sylentwake@interfree.it
Sito internet: http://clix.to/sylentwake