Rod Sacred
(Randolph Carter - Novembre 2003)
I Rod Sacred furono l'unica metal band sarda che si fece sentire seriamente nella penisola e anche in Europa. In vita sin dai primi anni '80 e sciolti nel 1997, hanno all'attivo un disco del 1990 che è diventato materiale per collezionisti (e che trovate recensito qui su Shapeless). Ho fatto una chiacchierata con Joe Del Rio, batterista della band.
Ciao Giorgio, mi fa molto piacere il fatto che abbia accettato di fare
due chiacchere con me! Per iniziare, come nacquero i Rod Sacred, cosa
fecero e come morirono?
Nacquero per volere di Franco Onnis (il bassista) che sin da ragazzino si
divertiva a suonicchiare il basso facendo cover delle band metal di quel
periodo; poi, dopo diversi cambi di formazione, accompagnato sempre dal
"fido" amico Martino Vargiu (chitarra), decise di contattare me, Paolo
Bonilli e Antonio Deriu (rispettivamente batteria, chitarra e voce). Con
questa formazione iniziammo a fare parecchi concerti suonando anche pezzi
nostri e guadagnandoci così la stima dei fan. Ottenemmo un contratto
discografico (unica band di metal sarda!!!) e girammo per l'Italia
proponendo la nostra musica con ottimi responsi di critica (tutti i giornali
del settore a livello nazionale parlavano di noi e con notevole
entusiasmo!) e di pubblico. Poi come spesso accade il magnifico giocattolo
si rompe (per molti motivi) e così Antonio Deriu abbandonò il gruppo e io me
ne andai un anno dopo...
Cosa fai adesso?
Ora, dopo parecchi anni di studio, lavoro come musicista professionista in
diverse situazioni: come percussionista e compositore con la compagnia
professionistica Cada Die Teatro, suono la batteria con il gruppo rock Red
Crystal (è uscito il nuovo CD!) e con il gruppo reggae Zaman. Lavoro con
l'associazione culturale Afrodanza come percussionista, insegno percussioni
tradizionali africane e ho un progetto di musica tradizionale afro chiamato
Dunumba Afro Percussion Band. Ah dimenticavo... insegno anche batteria!
Quali furono i responsi del pubblico all'epoca?
Ottimi, tant'è che facemmo una mini tournèe all'estero!!!
Parlami di queste date in Europa. Cosa ricordi, come era la scena?
Le poche date fatte all'estero ci fecero capire che la concorrenza era
tanta ma che potevamo essere all'altezza della situazione. Fu bellissimo
andare in Germania (patria del metal e della birra) a suonare, soprattutto
perché avevamo la possibilità di confrontarci con un'altra realtà fatta di
gente che credeva veramente nell'heavy metal!
Ovviamente sei al corrente che i Rod sono diventati gruppo da culto,
e il vostro vinile viene ricercato in tutta Europa (specie in Grecia)
e valutato attorno alle 50 euro.
Cosa ne pensi di questo interesse? Ti farà di certo piacere!
Mi fa molto piacere, anche perché in quel disco c'era tanta energia e voglia
di comunicare i nostri sentimenti al mondo!
Prova ad immaginare cosa faresti adesso se i Rod Sacred ce l'avessero
fatta.
Non so cosa farei... forse spenderei i soldi guadagnati per girare il mondo e
continuare a studiare musica!
Un altro gruppo sardo, i Lochness, tentarono di prendere il treno per
il successo, e se non sbaglio andarono pure a Londra per cercare di
far fortuna. Tu ricordi la loro esperienza?
I Lochness erano un grande gruppo ma non furono capiti dai ragazzi, forse
la musica suonata da loro era un po' troppo complessa per quei tempi! (suonavano
una specie di prog metal barocco, roba tipo primo Malmsteen - nd Randolph Carter)
Che gruppi ricordi della scena isolana?
In quegli anni c'erano diversi gruppi validi, mi vengono in mente i
Falstaff di Mathias Reiter, gli Skull, i Claptrap, gli High Voltage (con
Alberto Sanna e Pierpaolo Abis)... c'era un bel fermento e, anche se ci
facevamo la "guerra", ci rispettavamo tutti.
Come fu registrare il vostro primo disco?
Una bellissima esperienza, per la prima volta entravamo in un vero studio
di registrazione!!! Eravamo molto eccitati e il disco risentì di questa
euforia.
Come trovaste il contratto con la MetalNews?
Mandammo il nostro materiale a Klaus Byron (allora vice direttore di
Metal Shock) e lui si dimostrò così entusiasta da metterci sotto contratto.
Che gruppi ascoltavate all'epoca? A quali vi ispiravate? So che sei un
fan dei Saxon!
I nostri idoli erano Ac/Dc, Iron Maiden, Saxon, Scorpions, Accept, Judas
Priest. Tutti questi gruppi furono quelli dai quali prendevamo l'ispirazione...
Nell'odierna scena metal mondiale, quali band ti piacciono maggiormente?
Non seguo molto il metal odierno, sono convinto che ci sia una carenza di
idee in generale. Mi piacciono i Fear Factory, i P.O.D., trovo interessanti
gli Evanescence e qualche altro gruppo. Per il resto ascolto molta musica
diversa...
Vari amici, tra cui Giacomo e Alessandro dei Salem's Lot, mi raccontano sempre
con piacere dei vostri concerti nei paesini più sperduti, che invariabilmente
finivano in un imbriaghera generale con il pubblico. Ti ricordi qualche episodio
particolarmente da ridere?
Ce ne sono tanti... in quegli anni i concerti rock erano molti, non come
ora! Ricordo che a Ozieri, durante un festival metal, stavamo suonando un
nostro brano e un ragazzo salì sul palchetto della batteria, ma era talmente
ubriaco che dopo alcuni secondi precipitò giù sfregiandosi la schiena!!!
Alla fine del concerto venne da noi e, con la schiena coperta di
sangue, ci ringraziò per la magnifica serata!!!!!!
Come fu il vostro rapporto, sia professionale che no, con Alex Ledda
(cantante all'epoca del demo del 1996 "Dark Confusion")?
Buono. Alex subentrò ad Antonio e con lui incattivimmo ulteriormente i
nostri brani; peccato che il gruppo ormai era nella fase di discesa!
Nel vostro demo "Dark Confusion" un assolo è suonato da Dario
Cappanera, nipote di Fabio. Come arrivaste a registrare nel loro studio?
Gli piaceva la vostra musica?
Semplicemente contattammo lo studio di registrazione dove lavorava Dario e
in fase di registrazione del lavoro un brano gli piacque talmente tanto, che
ci propose di suonare lui l'assolo centrale. Noi con molto piacere accettammo.
Domanda obbligatoria: la morte dei Fratelli Cappanera.
Fu un grande lutto per tutto il mondo metal nazionale!
Altra domanda obbligatoria: la morte di Paolo Bonilli.
Paolo, oltre che un bravissimo chitarrista, era un grande amico!!! Furono
giorni terribili per noi; ci chiedevamo se era giusto che un ragazzo di poco
più di vent'anni dovesse morire così. Per la prima volta in vita mia ho
provato l'immenso dolore per la perdita di un grande amico. Ancora oggi, a
distanza di molti anni, quando vado in cimitero mi commuovo davanti alla sua
tomba.
Che fanno ora gli ex Rod Sacred? Sei ancora in contatto con loro?
Vedo raramente gli altri componenti del gruppo, anche perché sono l'unico ad
essere diventato musicista professionista. So che Franco e Martino suonano
per hobby in un gruppo che esegue cover degli Ac/Dc, Antonio dirige una
impresa edile e Alessandro Ledda lavora in un negozio di moto e canta per
hobby in un gruppo cover dei Judas Priest (gli Evil Spine - nd Randolph Carter).
Mai passata per la testa l'idea di una reunion? Anche solo per un concerto?
Mi piacerebbe... chissà!!!
Parlaci della tua vecchia trasmissione metal alla radio. E' vero che una volta
mandasti in onda un pezzo dei Judas Priest e ti dimenticasti di spegnere
il microfono in sala, e ti si poteva sentire che cantavi e battevi nel tavolo il ritmo?
Verissimo!!! Sono sempre stato una persona molto sincera e schietta, e mi faccio trascinare dalle emozioni, nel bene e nel male!!
Solita domanda del cazzo: cosa faresti e non rifaresti nella tua carriera musicale?
Non è una domanda del cazzo! Rifarei molto di ciò che ho fatto, magari
stando attento a non sprecare il mio tempo con persone inutili e incapaci!
Ma questo lo capisci solo dopo (purtroppo!!!).
Bene, ora ti lascio. Grazie per la pazienza e grazie per averci regalato la musica dei Rod Sacred! Saluti da Shapeless!
Grazie a te e... a presto!