Primadellapioggia
(Hellvis - Aprile 2003)


Non tutti i lettori di Shapeless digeriscono il post-rock o il post-hardcore. Eppure "Tesis", debut album dei friulani Primadellapioggia, è quasi un ascolto obbligato! Tanto cattivo e pesante nella sua espressione musicale, quanto introverso e malinconico nei testi. E' un lavoro curioso e variegato. Non è facile accostarsi alla musica dei Primadellapioggia, se non si è amanti di quel genere di musica. Eppure la carica emotiva della band è superlativa, in grado di superare gli stretti confini stilistici. Rimando all'apposita recensione per informazioni più dettagliate sull'album e sulla band.
Quest'intervista vede come interlocutore principale Bisi, il chitarrista, che risponde a nome della band. Anche Daniele, il cantante, e Grace rispondono alle domande dove specificato.
L'intervista, come al solito, è stata condotta via e-mail.



Com'è nato il nome "Primadellapioggia"?
E' stato improvvisato prima di un concerto: quello vecchio non ci piaceva più e questo è uscito tra mille proposte del momento. E' piaciuto a tutti, e così è rimasto.

Qual è la situazione della band attualmente? Avete nuovi progetti in vista?
Siamo in procinto di registrare quattro pezzi per un promo, da spedire un po' per le etichette. In base al loro responso decideremo che fare. A breve termine questo.

Voglio complimentarmi con voi per l'ottimo "Tesis"! La scelta dei suoni e i titoli delle canzoni sembrano nascondere un'unità di fondo tra i vari brani del CD. "Tesis" può considerarsi un concept album o no?
Se non è un concept album è comunque un disco estremamente amalgamato. Ha una sua atmosfera generale, e le canzoni, come dire, sono tutte figlie di una stessa generazione compositiva. Dopo il disco abbiamo avuto un lungo periodo di pausa, così per noi "Tesis" è una sorta di spartiacque, il limite estremo al quale ci siamo spinti in un certo periodo. Ora siamo in una nuova fase: forse è prematuro parlare di questo.

Nella mia recensione di "Tesis" ho scritto che il vostro scopo ultimo potrebbe essere quello di esprimervi unendo i diversi tipi di forma artistica. Testi, copertina, colori e musica sembrano assumere paritaria importanza nell'universo dei Primadellapioggia. Pensate sia un'analisi abbastanza corretta?
Sicuramente ogni aspetto delle nostre creazioni vuole essere legato agli altri. Ci piace prenderci sul serio quando lavoriamo. Per questo curiamo ogni aspetto tentando di dare a tutto un'impronta comune e riconoscibile.

I testi sono molto disillusi. Qual è la vostra visione della vita? O meglio, quali messaggi volete comunicare agli ascoltatori?
Questa domanda necessita di una risposta un po' più personale, per cui è meglio che chi vuole rispondere parli a nome di se stesso e non a nome di tutti.
Daniele: Ho scritto più o meno la metà dei testi di "Tesis". L'aggettivo che hai utilizzato, "disilluso", mi sembra particolarmente calzante. Il mio contributo a "Tesis" è stato quello di una persona in difficoltà rispetto alla realtà ed alla propria vita in particolare. Non vivevo un bel periodo, e Primadellapioggia era l'unica valvola di sfogo che mi permettevo all'epoca (le canzoni sono tutte del 2000 e del 2001). Il sentimento che maggiormente sentivo come mio e che più mi interessava di comunicare era quello di una rabbia impotente. Ovviamente poi le cose cambiano, e se da un punto di vista razionale la mia visione del mondo non è poi molto migliorata, da quello emotivo ho capito che la ricerca della propria felicità è una sorta di dovere morale. Non è giusto prostrarsi ai colpi del mondo e del destino dichiarandosi sconfitti senza reagire. E' troppo facile, troppo comodo.
Grace: Anche i miei testi parlano delle mie sensazioni e della mia voglia di condividerle con gli ascoltatori, fornendo un punto di vista personale sul sentirsi soli, nel senso di unici, in mezzo alla realtà. Realtà che per il fatto che non ruota attorno a noi, ma semplicemente ci raccoglie come un contributo naturale del suo prorogarsi, ci rende consapevoli della vita e della sua importanza e quindi felici.
Bisi: io ho scritto il testo di "Piombo", quello che sembra un po' contraddire la disillusione e la poeticità degli altri testi. In effetti il testo risale ai passati anni della giovinezza quando in me era ancora presente una certa ingiustificata fiducia nel prossimo e il relativo stupore di fronte a ogni manifestazione della miseria umana; ora sicuramente non sono diventato un poeta ma forse ho imparato a non aspettarmi troppo dall'altrui agire e a concentrarmi solo su me stesso. Certo questo solipsistico distacco dalla miseria umana per ora è più dichiarato che attuato, in fondo siamo umani e la contraddizione è parte integrante della nostra vita, così come la felicità e l'infelicità. Cercare di fuggire in toto queste cose non può che essere uno sterile, per quanto simpatico, manifesto. Però da un po' di anni, personalmente, da quando sono uscito dalla fottuta adolescenza, ho capito più chiaramente molte cose su di me e sui rapporti col prossimo e su come, citando Daniele, non prostrarsi ai colpi del destino. E' ovvio che posso perdere tempo in questi pensieri perché in fondo, volente o nolente o dolente, sono un figlio del ricco nordest, ma cosa dovrei fare? Sputare in faccia al caso, diventare un moderno san Francesco, e andare in Iraq a farmi bombardare dagli yankees? Sono tra i fortunati di questo mondo, non è merito mio, non me ne vanto né me ne vergogno, però cerco di sfruttare al meglio questa mia situazione. Come puoi vedere non sono più adolescente ma un po' di confusione in testa mi è rimasta.

Come mai avete scelto l'italiano per i vostri testi?
Ci è sembrato naturale, dal momento che è la nostra lingua madre. E' il veicolo migliore per esprimere quello che vogliamo. Utilizzare una lingua straniera significherebbe costringere l'emozione in una forma troppo lontana, troppo estranea. Il testo di una canzone ha un suo valore anche poetico, se ci è permesso di usare questo termine senza sembrare presuntuosi. E per scrivere qualcosa che sia pure esteticamente piacevole è necessario avere una perfetta padronanza del mezzo linguistico utilizzato. Il vocabolario va lasciato sullo scaffale.

Il sito internet è un ottimo mezzo per farsi conoscere. La vostra homepage è sicuramente originale. E' anche vero che la quantità di contenuti personali e intellettuali vadano a discapito della sua immediatezza. Pensate che questo modo di porsi possa scoraggiare molti ascoltatori?
A dire il vero, non ci siamo mai posti il problema in questi termini. Generalmente lavoriamo sulle cose senza l'idea di doverle "vendere" ad ogni costo, senza l'impellenza di dover dare loro un'immagine coattamente accattivante. Probabilmente nessuno di noi si era accorto che il sito potesse avere un aspetto poco immediato, scoraggiante. Se è così, lo è perché in questo momento quella forma e quei contenuti ci rispecchiano.
Bisi: e comunque per i fan noi seguiamo il dogma "pochi ma buoni" (in realtà non è che lo seguiamo, semplicemente è questo dogma che segue noi), senza voler essere presuntuosi possiamo dire che sia la nostra musica, sia i testi e tutto ciò che sta sotto il nostro lavoro non è l'emblema dell'immediatezza, dunque è giusto che anche il sito ci rappresenti in questo modo. Se uno si fa scoraggiare dalla sua apparenza ostica difficilmente diventerà un nostro fan o una nostra groupie.

Quali sono le reazioni del pubblico ai vostri concerti?
E' una cosa un po' strana. Ci sono persone che ci adorano, e noi ne siamo veramente lusingati. C'è chi si fa centinaia di chilometri per vederci dal vivo, davvero, e per noi questa è una cosa fantastica. Anche se a volte ci è capitato di suonare davanti a trenta persone, comunque ci abbiamo sempre messo l'anima, perché sapevamo che tra loro c'era pure chi cantava tutti i pezzi dal principio alla fine, e cosa può esserci di più emozionante? Poi, il pubblico occasionale, come sempre, si divide tra chi ascolta interessato e chi vive i concerti come un sottofondo alle proprie conversazioni.
Daniele: personalmente, in quanto cantante, vorrei essere più comunicativo con il pubblico, vorrei essere in grado di mantenere alta la tensione partecipativa tra un pezzo e l'altro, in modo che la gente non avesse modo di uscire dall'atmosfera creata dalla musica, nelle pause. Ma la timidezza e la concentrazione mi fanno sprofondare nell'afasia... Devo lavorarci su.
Grace: il mio obiettivo vorrebbe essere anche quello di stupire il pubblico, ma per farlo in modo divertente e ragionato servono mezzi che per ora non ci possiamo permettere. Così cerchiamo di far fruttare al massimo la musica, che resta comunque il nostro elemento di espressione principale e prediletto.
Bisi: i rapporti tra noi e il pubblico solitamente sono troppo poco sessuali.

Mail: primadellapioggia@yahoo.it
Sito internet: http://www.primadellapioggia.com/