Mirador
(Danny Boodman - Maggio 2005)


Finalmente, dopo una serie di contrattempi, riesco a mettermi in contatto con Jakob dei Mirador per questa interessante intervista a cui tenevo particolarmente. "The Azrael Tales", infatti, è un album interessantissimo che continua a crescere dopo ogni ascolto, con le sue grandiose atmosfere allo stesso tempo sacre ed oscure.



Ciao Jakob, ti ringrazio per aver accettato di fare questa intervista. Iniziamo con un paio di domande di rito: potresti presentare la tua band ai nostri lettori?
Ok, i Mirador sono una band svedese che, fondamentalmente, ruota attorno a due cugini: Jakob Forsberg e Erik Mjörnell. Siamo attivi da ben dieci anni, ma non tutti di fila. L'ultima sessione è cominciata circa un anno fa ed è stato da allora che le cose hanno davvero iniziato a funzionare. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un contratto discografico, recentemente, e il nostro debut album è finalmente nei negozi.
Negli anni abbiamo cambiato una lunga serie di membri e, quando nel 1997 accantonammo i Mirador per svariate ragioni, pensavamo che non ci sarebbe stato più niente da fare. In seguito, nell'autunno del 2003, Erik venne temporaneamente a stare da me, in quanto stava cercando un posto dove vivere da solo, finiti gli studi. Fu un segno del destino: i Mirador erano risorti.
Non sapendo bene che piega avrebbero preso gli eventi, non contattammo nessun vecchio membro, d'altra parte i Mirador siamo sempre stati principalmente io e Erik.

Puoi dirci il significato del nome Mirador? Da dove deriva?
Bisogna tornare indietro agli albori della nostra carriera: quando avevo quindici anni ero un grande ammiratore di un illustratore, Rodney Matthews, e un giorno vidi una delle sue opere. Si trattava di uno splendido paesaggio invernale con un misterioso castello sullo sfondo e una creatura mistica che si staglia su una collina in primo piano. L'illustrazione si intitolava "Mirador" e pensai che sarebbe stato un magnifico nome per la nostra nuova band. All'epoca pensavo si trattasse di una parola inglese inventata dallo stesso Matthews ma, alcuni mesi dopo, scoprii che si trattava di una parola spagnola che significa 'belvedere'.
Sfortunatamente una band prog rock, i Magnum, aveva già i diritti per quella illustrazione e aveva utilizzato il nome come titolo per una sua compilation. Mi accorsi di questo troppo tardi, però, e non avevamo intenzione di cambiare nome perché ci piaceva molto. Sono passati tanti anni e direi che ci sta ancora meglio adesso di quanto non fosse allora.

Passiamo al vostro album, "The Azrael Tales": parlaci un po' della genesi di questo lavoro.
Poiché il nostro scopo, all'epoca, era soprattutto quello di trovare un contratto, abbiamo iniziato a comporre musica pensando a un album intero, non semplicemente a una serie di canzoni. Abbiamo selezionato le parti migliori del nostro vecchio materiale (molto poche) e le abbiamo combinate con il nuovo. Diciamo che il 90% dell'album è stato scritto recentemente.

Bene, direi che abbiamo terminato con le classiche domande per presentare la band, adesso entriamo più nel dettaglio. Ho apprezzato tantissimo le splendide atmosfere che create con la vostra musica. Nella mia recensione ho sottolineato come "The Azrael Tales" sia capace di riportare alla mente dell'ascoltatore quelle atmosfere sacre, ma allo stesso tempo cupe e profonde, che si possono percepire in una cattedrale o in un monastero antico. Pensi che sia una giusta definizione? Era questo il vostro scopo?
Sono felice che tu dica questo. Uno dei miei principali scopi, con quest'album, era proprio quello di creare delle atmosfere mistiche in ogni sua parte: musica, produzione, copertina, design, testi... tutto contribuisce a dare questa sensazione, benché non si tratti di un concept album. Spesso l'ispirazione ci è venuta da videogiochi come "Ico" o la serie di "Myst".
In qualche recensione la gente è andata fuori di testa per la mancanza di note esaustive nel libretto, ma anche questa è stata una scelta pensata (non certo per fare arrabbiare la gente, intendo quello di non esagerare con le note informative). Certamente capisco che la cosa possa aver irritato molte persone: i metallari, in particolare, sembrano avere una passione feticista per tutte queste informazioni o per i chilometrici ringraziamenti. Tuttavia, per mantenere integra l'atmosfera dell'album, abbiamo rivelato con parsimonia ciò che era necessario sapere entrando in contatto, per la prima volta, con i Mirador. Potrebbe anche non funzionare: per quanto mi riguarda preferirei non mettere alcuna nota nel libretto, solo i testi e i titoli ma, probabilmente, sarebbe una pessima idea.

Cosa mi dite della copertina? Suppongo rappresenti l'angelo Azrael...
Giusto. Volevo che comunicasse una oscura sensazione, allo stesso tempo di solitudine e di potere. Con Azrael rappresentato in questa maniera, spero di aver evitato i soliti cliché, pur senza rinunciare a un'attitudine metal.

Azrael è l'angelo della morte. Come mai questa scelta?
Sì, Azrael è l'arcangelo della morte. Credo sia un personaggio abbastanza cupo da essere preso come simbolo per questo genere di album. Ho sentito diverse teorie sul suo conto e alcuni lo descrivono come un reietto, mosso solo dalla sua volontà in una zona crepuscolare tra l'Inferno, il Paradiso e il mondo. Mi piace questa versione e, sotto certi aspetti, può rappresentare il mio stile di vita.
Più di un testo dell'album si riferisce a questa storia, in particolare "No Loss Cut" e "Soul Distortion".

Quali sono le tue principali influenze?
Potrei riempire intere pagine solo per questa domanda. Per essere sintetico ti dico: Memento Mori, Veni Domine, The Tea Party, Alice In Chains, Candlemass, Hoven Droven, Dungen, Howard Shore, Type O'Negative, Black Sabbath... e tanti altri.
In diverse recensioni ci hanno accostato anche a band che, però, conosciamo poco: Queensrÿche, Morgana Lefay, Tad Morose, Evergrey...

Passiamo ad alcune vostre composizioni. Credo che "Metropolis/Metamorphosis" sia davvero una canzone splendida. In particolare adoro la parte acustica finale, che potremmo definire quasi jazzata. Cosa puoi dirmi in proposito?
Questo pezzo è stata la prima che abbiamo iniziato e l'ultima che abbiamo finito. È l'unica canzone con un'accordatura in Do diesis.
Sono contento che ti piaccia la parte finale perché è anche la parte che preferisco di tutto l'album. Non era stata ancora scritta quando siamo entrati in studio ma, una volta terminato di registrare le parti di batteria, ci accorgemmo di avere ancora un po' di tempo. Così suggerii a Olof (Gardestrand, che ha curato le parti di batteria dell'album - nd Danny Boodman) di suonare con i mazzuoli all'interno dell'intermezzo acustico di "Metropolis". Il suono mi piacque e gli chiesi di continuare a sbizzarrirsi con quelle strane bacchette cercando di dare un'impronta jazz al suono, non tanto per usarli in tutta la canzone, quanto per sperimentare un po' in seguito. Quando iniziai a lavorare sul missaggio, non ho resistito e ho costruito quella parte attorno alle tracce di batteria con l'ausilio dell'organo e di una melodica. Infine ho aggiunto alcune parti di basso e qualche linea vocale ispirata alla musica tradizionale svedese. Una volta terminato, ho mostrato orgogliosamente il mio lavoro a Erik. Lui mi ha dato l'OK e abbiamo deciso di mettere "Metropolis" come chiusura dell'album.

Parliamo, invece, di "Redeemer", un altro brano fantastico. Non so se sia stato uno strano caso (ma penso di no), o se invece fosse vostra intenzione, però, in diversi passaggi, ho notato una forte somiglianza con "The Beautiful People" di Marilyn Manson.
Si sa come funziona. Componi una bella parte, perfino troppo bella per essere tua, poi ad un tratto te ne rendi conto, oppure te lo fa notare qualcun altro: è già stata fatta. Mi sono obbligato ad ascoltare più e più volte "The Beautiful People", una volta resomi conto della somiglianza e, invece di cambiare la parte cercando di mascherarla il più possibile, mi sono mosso nella direzione opposta, cercando di farla sembrare ancora più simile. In questo modo non ci saranno dubbi sul fatto che si tratta di un vero e proprio omaggio a Trent Reznor. In più mi sembrava che fosse una strana ironia del caso, vista la filosofia di Manson, così diversa da quella dei Mirador.
Abbiamo ricevuto circa sessanta recensioni dell'album e circa un terzo delle persone si è accorta della somiglianza. Mi rendo conto ora che lasciare quella parte è stato un errore: gli è stata data troppa importanza, distogliendo l'attenzione da ciò che davvero conta.
Credo che sia comprensibile, comunque: siamo degli esordienti, quindi sono errori che capitano.

Mi piacerebbe spendere qualche parola sui testi dell'album. So che trattate spesso tematiche religiose e credo che sarai d'accordo con me nel dire che ci sono migliaia di band che professano la loro fede satanica (vera o presunta che sia), mentre sono pochissime le band che si ritengono fiere della loro fede cristiana. Cosa ne pensi?
E' triste che il metal sia così sovrappopolato da persone che credono nel satanismo. Il fatto che la gente senta e pensi questo riflette ciò che è diventata l'umanità al giorno d'oggi. E ancora peggio sono quelle band che suonano black metal, per esempio, portando avanti un'immagine satanica solo ed esclusivamente per convenzione. Credo che ognuno debba conoscere e rappresentare ciò in cui crede, specialmente se si tratta di questioni religiose o filosofiche. C'è davvero qualcosa che non va in tutte quelle persone che suonano musica satanica solo per fare carriera.

Pensi che l'heavy metal, con le sue atmosfere oscure e aggressive, possa essere un mezzo adatto per trattare temi religiosi in maniera corretta?
Penso che l'heavy metal sia fatto su misura per queste tematiche.

Una domanda un po' personale: sei sempre stato cristiano o si tratta di una conversione più recente?
Sia io che Erik siamo sempre stati cristiani. Per quanto mi riguarda, ogni giorno mi ritrovo a pormi domande sulla mia fede e molti dei miei testi parlano di questo.

Bene, parliamo del futuro: c'è la possibilità di vedervi in Italia?
Lo spero. Non abbiamo alcun tour programmato, al momento. Stiamo lavorando per sistemare i problemi di line-up, le prove e i pagamenti. Siccome al momento siamo in tre membri, e ce ne servirebbero altri cinque, abbiamo ancora parecchio da lavorare prima di andare in tour.

Altri progetti?
Inizieremo a scrivere materiale per il nuovo album e, inoltre, sto cercando di attrezzare al meglio il mio studio personale.

Bene, siamo alla fine dell'intervista. Ti ringrazio e lascio a te le ultime parole.
Grazie per il vostro supporto. Speriamo di vederci presto. Ciao!



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