Madwork
(Danny Boodman - Ottobre 2005)
Fa sempre piacere poter ascoltare un gruppo italiano dotato di grande
spessore artistico e voglia di uscire dagli schemi come gli astigiani
Madwork. Il loro "Overflow", infatti, è un album coraggioso, suonato
bene e pieno di ottime composizioni. Con molto piacere, dunque,
ospitiamo il cantante Jago sulle nostre pagine.
Ciao Jago, eccomi finalmente qui per l'intervista!
Ciao Danny. Grazie per lo spazio che ci offrite e per le parole
lusinghiere che hai dedicato ad Overflow nella tua recensione sulle
pagine di Shapeless.
Bene, iniziamo magari presentando la band ai lettori. La vostra storia, come siete arrivati a "Overflow"...
Dunque, siamo nati come Madwork nel 1999. Il Progetto in realtà è di
molto precedente, ma la composizione dei tasselli che attualmente lo
compongono ha richiesto diverso tempo e alcuni cambi di line-up.
Diciamo che dal 1999, anno in cui abbiamo finalmente scelto il moniker,
possiamo considerarci come band stabile a tutti gli effetti. Sin dal
principio ci siamo dedicati alla stesura di brani originali,
rilasciando a scadenze annuali delle demo autoprodotte. Era un periodo
di ricerca della nostra identità musicale, spesso pensiamo a quel
periodo con un poco di disincantato distacco: se non avessimo
sperimentato così tanto, probabilmente saremmo potuti uscire prima sul
mercato. E' anche vero che senza quell'esperienza probabilmente oggi
non saremmo ciò che siamo. Tutto quel ricercare pero' alla fine stava
rischiando di farci sciogliere, ed infatti la demo "Leaving All Behind"
fu registrata come ultimo lavoro dei Madwork. Paradossalmente,
quell'ultimo demo, registrato in totale libertà compositiva, ebbe un
successo insperato, tanto da portarci ad un deal discografico e
facendoci pubblicare Overflow, che di tale libertà stilistica porta i
segni tangibili.
Come avete scelto il vostro nome?
Il nome è una storpiatura fonetica di "Manowar" che un nostro amico si
ostina a chiamare "Madnwuork" o simili. Tipo: "Oh, che cellhai l'ultimo
dei Madouark" (e parlava al negoziante di dischi, inebetito).
Ovvio che gli abbiamo rubato l'idea al volo.
Quali sono le vostre principali influenze a livello musicale?
A rischio di sembrare banale, devo rispondere: tutte e nessuna.
Come autori ci piace miscelare diversi mood e differenti stili,
lasciando che da tutto questo pandemonio musicale sedimenti qualcosa di
nuovo che,
ovviamente mediato tra noi cinque e rigorosamente arrangiato, possa
portare a brani musicali che ci rappresentino. Questo è un retaggio
degli anni di sperimentazione in sala, dove a volte i brani migliori
nascevano da jam improvvisate e... ce li dimenticavamo subito dopo
l'ultima birra!
Come avrai letto nella mia recensione, mi sono riferito a voi parlando
di prog-metal. Non tanto per un'appartenenza ad un genere, quanto
piuttosto per la vostra proposta personale e fuori dagli schemi. Cosa
ne pensi? Potrebbe essere un modo per descrivere la vostra musica?
In effetti credo che, nel massimo rispetto per tutti i colleghi che ci
hanno recensiti sino ad ora, la tua identificazione sia probabilmente
la più consona. E' stato un sollievo, tra le tante classificazioni (e
noi stessi ne abbiamo gettata qualcuna nel mucchio), vedere che non
abbiamo perso le nostre radici! Hai ragione quando parli di prog nella
sua accezione più diretta: progressione verso l'innovazione e non
progressione di scale e tecnica. Personalmente mi hai fatto fermare a
riflettere.
State già lavorando sul nuovo materiale? Come si sta evolvendo la vostra proposta?
Stiamo lavorando sul materiale nuovo. E ti assicuro che è veramente
innovativo, ci stiamo concentrando sulle particolarità che di Overflow
ci hanno dato maggiori soddisfazioni a livello compositivo e musicale.
E rispetto al passato? Come pensate di essere cresciuti con "Overflow"?
Sicuramente nel momento in cui una band ha pubblicato il proprio debut
album deve prendere coscienza di se stessa in una maniera più matura:
aumentano le aspettative e le responsabilità nei confronti del proprio
pubblico. Anche a livello personale si vivono in maniera differente le
esperienze musicali che si hanno quotidianamente. Noi siamo
assolutamente dediti a questo frutto che abbiamo lasciato in eredità
alla musica, nel bene e nel male. Credo sia una esperienza quasi
paragonabile alla paternità.
Come siete venuti in contatto con la Le Parc Music? Siete soddisfatti del loro operato?
Nella LeParc Music ci siamo imbattuti per caso, una demo di cui
dicevamo "La mando o non la mando? Mmm. Però tratta Punk. Vabbè la
mando". Contrariamente a moltissime altre realtà discografiche, Richard
(il discografico) ci ha risposto, offrendoci SELF come distribuzione e
motivandoci a tal punto da farci registrare Overflow in autoproduzione,
quando l'offerta era quella di pubblicare "Leaving All Behind".
Per tirare le somme è ancora presto, direi. Dacci ancora un po' di tempo.
Per quanto riguarda gli appuntamenti live?
Riuscite a esibirvi dal vivo? Sappiamo tutti che i locali italiani
preferiscono sempre l'ennesima cover band di Ligabue, piuttosto che
osare con qualche gruppo che fa musica propria...
Eh già. Quante volte mi sveglio di notte e canticchio (non senza
particolare raccapriccio) "Certe Notti"... Ma no, poi mi dico, è stato
un brutto sogno. Mi giro dall'altra parte e, a stento, mi riabbiocco.
Per l'attività live ci siamo messi d'impegno e, da soli, ci siamo
ritagliati una serie di date live, tra release party e date di
"routine" (in realtà nessuna data è abitudinaria, per noi, ammalati di
febbre da palco), fino al
livello di tre-quattro al mese. Adesso però stiamo collaborando con l'Agenzia Munina (http://www.munina.com/)
per il booking. Siamo in prova, staremo a vedere. Se tutto va bene,
dovrò mio malgrado smettere di promettere le novanta/cento persone al
seguito per ottenere una data. Scherzo.
I locali dove abbiamo suonato sinora sono tutti gestiti da persone
che pensano a fare il loro lavoro e lasciano fare ai musicisti quello
che devono: suonare.
Cosa ne pensi della scena italiana attuale? Credi che sia competitiva rispetto a quella estera?
A livello qualitativo si, senza dubbio. Abbiamo band che possono di
buon grado essere paragonate a quelle estere. Poi leggo che gli Exilia
(per esempio) sono sotto contratto in Germania. Gli Highlord in Spagna.
E noi dove finiremo? In Francia?
Cosa avete in mente per il prossimo futuro?
Avessimo 10 anni di meno diremmo ROCKENROLL. Diciamo fare buona musica,
fare esperienze, comunicare, calcare il fottuto palco, girare in
macchina per luoghi sperduti che il navigatore già ha dato forfait,
prendere l'uscita sbagliata dell'autostrada sbagliata, vedere la faccia
sudata dei fan accecati dai blinder, prendersi a pugni per un accordo
di settima, farsi una birra e scambiare due parole a fine concerto con
altri musicisti, che certi discorsi li senti solo a certe ore della
notte (ODDIO riecco il Liga!).
Bene, siamo alla fine dell'intervista. Lascio a te la conclusione!
Che altro dire, grazie a te per le domande, siamo felici di essere
sulle pagine di Shapeless con questa intervista, è un modo per poter
raccontare cose di noi che a volte, tutte insieme, in una canzone non
ci stanno tutte (Ecco, mi sto di nuovo trasformando, BASTA...).
Ah, dimenticavo. Questo è un periodo di grandi novità per noi. Sul
nostro sito trovate molte informazioni in più. Veniteci a trovare,
anche dal vivo se suoniamo dalle vostre parti, e STAY PROG.
Sito internet: http://www.madwork.net/