Klimt 1918
(MoonFish - Settembre 2003)
Chi ha passato gli ultimi mesi a dormire (a parte quelli estivi, nei quali
personalmente vado in letargo...) probabilmente si è perduto quella strana
operazione anche detta 'My Kingdom Music alla riscossa!'... Trattasi di una
etichetta salernitana in via di maturazione che continua a sfornare
eroicamente gioiellini di gothic metal tutt'altro che trascurabili! Il più
brillante degli ultimi gioielli propostici si chiama "Undressed Momento",
album dei romani Klimt 1918.
Se amate i Novembre e tutta la scena goth/wave in salsa metal, e ancora non
li avete sentiti, allora siete dei somari!!
Smettete di leggere e correte ad ascoltarlo! Altrimenti, se li conoscete e
volete approfondire (o se non vi fidate e volete saperne di più), allora
continuate pure a leggere.
Perché proprio Klimt, e perché proprio l'anno della sua
morte? Cosa vi ha portato a scegliere questo nome?
MARCO: La data 1918 ha un doppio significato. E' l'anno della febbre
spagnola in Europa, la terribile epidemia che stermina centinaia di migliaia
di persone e uccide, tra gli altri, Egon Schiele. E' anche l'anno che
sancisce la fine della prima guerra mondiale, e quindi, del vecchio secolo.
Secondo Hobsbavn, un famoso storico svedese, il novecento è nato proprio in
questo anno. Mi piaceva l'idea di celebrare con il nome Klimt il punto di
contatto tra ciò che finisce e ciò che comincia: il classicismo ottocentesco
sostituito dall'espressionismo e dalle sue paure, le sue passioni. I Klimt
1918 suonano musica espressionista. Il loro obiettivo è toccare animi
macilenti con melodie altrettanto scarne.
Cosa vi è rimasto del vostro passato, dall'esperienza degli Another Day?
Vi va di raccontarci un po' il vostro cammino?
ALESSANDRO: Non ti posso dire molto in quanto io sono entrato a suonare nei
Klimt nell'aprile del 2002, quindi pochi mesi prima di registrare
"Undressed Momento". Ho comunque sempre seguito da ascoltatore gli Another
Day sin dal primo demo "Youth", e a mio parere considero i Klimt 1918 la
logica evoluzione musicale e concettuale di quel sound. E' rimasto
sicuramente il forte desiderio di comporre musica semplice all'ascolto ma
allo stesso tempo profonda e malinconica a livello espressivo ed emotivo.
Come vi trovate nella squadra della My Kingdom Music? Lodi? Lamentele?
A: Molto bene! Per ora la promozione ci sta soddisfacendo appieno. Forse la
distribuzione è ancora un po' carente, visto che in alcuni negozi non è
possibile trovare il nostro CD, speriamo che da questo punto di vista la
situazione migliori. Comunque Francesco si sta veramente dando molto da fare
per noi!
Cosa si cela dietro l'introduzione del vostro album? Cosa intendete
comunicarci?
A: L'intenzione era quella di ricreare un momento "spogliato", una
piccola frazione di vita quotidiana dove ci si abbandona a se stessi e ci si
perde. A molti è piaciuto, alcuni invece sono rimasti un po' titubanti.
(e io, anche se loro non me lo vogliono dire, nel frattempo ho visto
"Gummo", film dell'iper-realista americano Harmony Korine, e durante i
titoli di testa si può udire la filastrocca che è l'intro del disco in
questione!... eheheheh... - nd MoonFish)
E cosa ci dicono invece quelle voci che si possono sentire in "We Don't
Need No Music"? Cosa c'è di particolare per voi in quel brano? E' l'unico
che, oltre a contenere questi campionamenti, ha anche un incipit in
italiano.
M: Le voci appartengono ad Antonine Artaud, il grande teorico francese
autore di opere visionarie come il "Manifesto del Teatro della Crudeltà" e
"Van Gogh o il Suicidato della Società". Abbiamo usato stralci dell'ultima
trasmissione radiofonica del 1947 a cui prese parte: una lunga invettiva
contro il mondo occidentale e i suoi simboli intitolata "Per farla finita
col giudizio di Dio". Artaud la registrò poche settimane dopo essere uscito
dal manicomio dove rimase rinchiuso a lungo e dove venne sottoposto a
durissime sedute di elettroshock. Le declamazioni di Artaud sono
assolutamente farneticanti ma contengono dei picchi emozionali elevatissimi.
All'inizio di "We Don't Need No Music" la voce narrante dice: "Ho capito
che il passato, il presente, la dimensione, il divenire, il futuro,
l'avvenire, l'essere, il non essere, l'io, il non io, non significano più
nulla per me". Una frase struggente, desolante, perfettamente in linea con
il mood sospeso e disperato del pezzo che è un'osservazione sull'amore che
finisce.
La scelta dell'italiano è stata puramente casuale. Mi piaceva molto la
musicalità di quella strofa così ho deciso di inserirla senza tradurla in
inglese. Non c'è stato nulla di premeditato.
Perché?! Perché avete usato quel vocoder in "Naif Watercolour"?!?!
A: Ci piacciono alcuni famosi singoli di Cher e degli Eiffel 65,
abbiamo provato a ricreare quel sound!
M: Un tributo alla dance italiana ed internazionale che da sempre
esercita il suo fascino sui Klimt 1918, era necessario.
(mmm... è una candid camera? - nd MoonFish)
Come ritenete sia più opportuno ascoltare "Stalingrad Theme"? Con lo
sguardo rivolto al passato, al presente o al futuro?
M: Stalingrad Theme incarna più di altre canzoni quella che noi
definiamo post modern music, ovvero un genere assolutamente ibrido che
risente di diverse influenze senza ricordare però qualcosa in particolare.
Le chitarre e la batteria suonano death metal ma la voce è pulita e il brano
risulta molto melodico. Stalingrad è il passato che incontra il presente per
proiettarsi insieme ad esso nel futuro.
C'è un filo conduttore nei vostri testi, o comunque nello spirito che
c'è dietro ai vostri pezzi? Se sì, vi va di parlarne?
M: Il tema dominante è rappresentato dall'adolescenza, come momento ideale,
eterno della vita di ogni individuo. L'elegia di Mimnermo, insomma, che
riflette sulla giovinezza, simbolo della caducità dell'esistenza. Non c'è
disperazione ma solo nostalgia, il susseguirsi dei ricordi belli e brutti
che assumono connotati sempre più godibili ed al tempo stesso efferati con
il passare del tempo.
"If Only You Could See Me Now" e "Pale Song" sono invece due liriche
profondamente politiche. La prima scaturita dalla mia personale esperienza
genovese durante il G8, la seconda dedicata ai Fedayn palestinesi che,
espropriati della loro terra e costretti al martirio, invocano Israphel,
l'angelo di fuoco della tradizone coranica, che incanta e fa dimenticare la
sofferenza terrena con la sola forza delle sue melodie.
Vi sentite più debitori della scena gothic/wave/metal o dei Police?
Oppure vi sentite del tutto privi di debiti?
A: Di entrambe, sono parti integranti del nostro sound. Non penso
oggigiorno esistano gruppi che siano privi di debiti e influenze musicali.
Avete già dei nuovi pezzi in lavorazione? Potete darci qualche
anticipazione su ciò che ne sta venendo fuori?
A: Abbiamo in cantiere l'intero prossimo disco, anche se
attualmente di pezzi finiti e arrangiati ce ne sono solamente tre.
M: Immaginate i vecchi U2 sconvolti da batteria doppia cassa e chitarre
distorte, e vi sarete fatti un'idea del nuovo materiale.
Con la vostra apparizione credo che la scena italiana abbia guadagnato
parecchi punti. Voi che risposta avete notato al vostro lavoro dal pubblico
italiano e straniero?
A: Per ora ci sono pervenute solo recensioni da magazine e fanzine italiane,
tutte estremamente positive!! Siamo però veramente curiosi di vedere come
sarà recepito e giudicato il nostro album all'estero, siamo in attesa di
feedback quindi.
Come ci si sente ad essere italiani di questi tempi, facendo poi quello
che fate?
M: Francamente non so cosa risponderti. Non mi sento molto
caratterizzato dalla mia nazionalità. Però sono contento che qui in Italia
ci siano così tante band interessanti finalmente riconosciute all'estero.
Significa che tutti i nostri sforzi sono valsi a qualcosa.
Le ultime parole famose?
"Braciere argentino, brace profonda
Con la musica della sua interore forza
Brace traforata, liberata, scorza
Impegnata a liberare i suoi mondi."
Antonine Artaud
Mail: info@klimt1918.com
Sito internet: http://www.klimt1918.com/