Hour Of Penance
(BRN - Dicembre 2005)


Gli Hour Of Penance, freschi autori del valido "Pageantry For Martyrs", sono senza ombra di dubbio uno dei gruppi di punta del death metal made in Italy. Shapeless non poteva farsi scappare l'opportunità di intervistare questa splendida realtà italiana. Vediamo cosa hanno da dirci.



Salve ragazzi, eccomi pronto per una doverosa intervista, visto il livello che avete raggiunto con "Pageantry For Martyrs". Innanzitutto, come vanno le cose con il gruppo? Siete soddisfatti di dove siete arrivati con il vostro secondo album? E' stato recepito positivamente dal pubblico e dalla critica?
Enrico: Ciao. Le cose qui vanno discretamente, qualche impegno live qui e là ci tiene occupati e allenati (il 19 novembre saremo a Zurigo per un festival (purtroppo le risposte ci sono pervenute dopo questa data, nd BRN)), e stiamo cominciando a discutere sul nostro nuovo materiale. "Pageantry" sta riscuotendo un buon feedback, fans e 'zines ne parlano bene, con qualche eccezione in Italia, naturalmente. Niente di nuovo, insomma.

Sono passati due anni dall'uscita di "Disturbance", vostro disco di debutto. Che ne dite di raccontarci quello che è successo al gruppo in tutto questo tempo?
Enrico: Moltissime cose. Tanti cambi di line-up, un bel po' di concerti in Italia e fuori, molte esperienze che insomma ci hanno cambiato. Con l'ingresso nel gruppo di Giulio abbiamo acquisito un'ulteriore spinta e il processo di scrittura del nuovo materiale ne ha tratto un gran vantaggio. Durante le registrazioni dell'album abbiamo deciso di separarci da Mike, incapace di adempiere agli impegni del gruppo. Eravamo nei guai con i tempi, per fortuna Alex è stato disponibile a darci una mano e, dopo l'ottimo lavoro che ha fatto in studio, gli abbiamo chiesto se fosse interessato a rimanere negli H.O.P. in pianta stabile, cosa che ha accettato con entusiasmo. Io e Giulio ci siamo occupati del basso sul disco, e qualche mese dopo Silvano "Nighthorn" Leone è entrato nella band come bassista ufficiale.

Le nuove canzoni sono molto violente, dirette e veloci. Senza dubbio sono il frutto di un duro lavoro: quanto ci avete impiegato per scrivere questi dieci pezzi?
Giulio: Il processo di songwriting è durato intorno agli otto mesi; io ed Enrico ci siamo occupati delle strutture dei riff delle canzoni. Ogni canzone ha dietro un lungo lavoro, ci soffermiamo soprattutto nello scegliere i riff che ci sembrano piu adatti e a cercare di incastrarli tra di loro in una trama che deve essere il più brutale e diretta possibile. Alcune canzoni addirittura sono state scritte in poco più di due giorni, come ad esempio "Celebrating Collective Terror", scritta da Enrico : è una canzone che, malgrado sia stata scritta in così poco tempo, racchiude una struttura complessa e la stessa intensità degli altri pezzi. Per quanto riguarda le lyrics, se ne è occupato Enrico, per questo lascio la parola al diretto interessato
Enrico: Non c'è un concept preciso dietro le lyrics, sono sensazioni confuse su tutto ciò che ci rende la vita un inferno. C'è tanto da scrivere... non abbiamo bisogno di usare le tematiche antireligiose e/o splatter per parlare di sensazioni violente. Anzi, a dire la verità, le ho entrambe abbastanza in odio.

Balza subito all'occhio l'ottima prestazione di ognuno di voi. In effetti, negli anni il death è diventato, da musica violenta ma anche caotica, fatta per far casino, ad un genere sempre più tecnico. E certi risultati si sono raggiunti solo con un'ottima preparazione alle spalle. Voi quanto tempo dedicate per migliorare le vostre abilità tecniche? Ritenete che queste possano aprirvi nuovi sbocchi, nuovi territori da esplorare?
Giulio: Ritieni veramente che il principale fine di suonare Death metal sia stato quello soltanto di "far casino" (No!, n.d. BRN)? Spero di no, perchè se è così è meglio se ci mettiamo a lavorare tutti come operatori ecologici, voi delle Webzine compresi. Considerazioni come queste denotano ancora una volta che noi italiani siamo il Terzo mondo della musica estrema in generale. Il death metal è sempre stato un genere in cui la tecnica sta anni luce avanti rispetto agli altri generi di metal, e soprattutto uno dei migliori veicoli per esprimere musicalmente quei feelings di rabbia, odio e disgusto verso il genere umano: secondo me è senza dubbio il genere di Metal più complesso e più "completo" per quanto riguarda il punto di vista tecnico-musicale. In questi anni si è potuto assistere ad un innalzamento di questo livello di tecnica soprattutto in gruppi come Origin, Spawn of Possession , Disgorge , Nile , ma tanto per fare un esempio basta ascoltare dischi come "The Erosion Of Sanity" dei Gorguts o una qualsiasi canzone degli immensi Suffocation per notare che il Death Metal non è mai morto ed è sempre stato in continua evoluzione.
Enrico: Poco, anzi niente da aggiungere.
Giulio: Per quanto riguarda la nostra preparazione tecnica individuale, siamo tutti quanti in continuo allenamento. Per poter suonare il Death Metal come cristo (o quello che vi pare) comanda, bisogna avere sicuramente una preparazione tecnica di un certo livello. Ascoltiamo e suoniamo questo genere continuamente durante la giornata, soprattutto per tenerci al passo con i tempi, visto che il death metal, come ho già detto prima, è un genere in continua evoluzione.

Anche la produzione molto curata ha contributo in maniera significativa alla riuscita del nuovo album. Come sono andate le registrazioni? Siete soddisfatti del risultato finale? Per il futuro, vi rivolgerete ancora ai 16th Cellar Studio, o avete intenzione di cambiare?
Enrico: Le registrazioni sono state fatte nei "nuovi" 16th Cellar Studios (ehm... quelli "vecchi", in cui è stato registrato "Disturbance", erano nella mia cantina, da qui il loro nome). Le registrazioni non sono state drammaticamente lunghe, abbiamo lavorato bene prima di entrare a registrare e siamo riusciti a non lasciare nulla (o quasi) al caso. Il tempo a disposizione per il missaggio ne ha beneficiato, anche perché non c'è cosa peggiore di missare un album con l'acqua alla gola. Stefano Morabito è un grande sound-engineer ed un amico del gruppo, dopo anni di lavoro assieme riusciamo a capirci al volo: perché cambiare?

Ora vediamo di analizzare "Pageantry For Martyrs" a livello strettamente musicale. Il vostro death metal è assai brutale, influenzato senza ombra di dubbio dalla scuola americana e da gruppi come Nile, Hate Eternal e Morbid Angel, tanto per fare dei nomi. Quanto, secondo voi, queste influenze incidono sulla vostra musica? Non pensate che qualcuno possa bollarvi come una semplice copia?
Giulio: Come abbiamo detto prima ascoltiamo moltissime band, quelle che hai citato tu forse sono le più famose. Senza dubbio ci accostiamo molto a un tipo di riffing veloce come quello dei Nile, a volte melodico come quello degli Hate Eternal, ma ascoltando le nostre canzoni più attentamente puoi sicuramente denotare uno stile tutto nostro che stiamo sviluppando sempre di più... Molti sono caduti nello sbaglio di etichettarci a volte come una clone band dei Cannibal Corpse o dei Morbid Angel: ovviamente questo può risultare ad un ascoltatore inesperto o superficiale. Io, Enrico e Mauro cerchiamo sempre le soluzioni più originali per rendere la nostra musica quanto più personale possibile.
Enrico: Il fatto che adoriamo questi gruppi e che essi ci abbiano influenzato non comporta necessariamente che cerchiamo di copiarli punto e basta. Non passeremo mesi a lavorare all'arrangiamento dei pezzi, faremo un semplice copia e incolla e chi si è visto si è visto. Gente che ci bolla come una loro copia? Sono tanti. Quanti di loro però conoscono il death metal, oppure si reputano esperti perchè un amico gli ha fatto sentire una volta "Altars of Madness"? Mi piacerebbe saperlo.

Ritenete che il vostro stile possa diventare ancor più potente e brutale, oppure avete ormai raggiunto un limite? Sotto quest'ottica, "Pageantry For Martyrs" rappresenta per voi un punto di arrivo, nel senso che d'ora in poi sarete costretti, in un certo senso, a ripetervi, o si tratta invece di un punto di partenza, dal quale intraprendere un nuovo percorso? Avete già in mente in che modo il vostro stile possa evolversi con i prossimi lavori?
Enrico: Speriamo di riuscire a rinnovarci nel futuro e a mantenere allo stesso tempo l'impatto che questa musica richiede. Essere arrivati ad un secondo album ufficiale è un bel traguardo, data anche la nostra età media ed il tempo, relativamente breve, da quando gli H.O.P. esistono. Spero davvero che la nostra musica non diventi eccessivamente ripetitiva (cfr ultimi Obituary) oppure che il passare degli anni non ci faccia rincoglionire del tutto (cfr ultimi Deicide). Come si evolverà il nostro stile? Non lo so, nel frattempo ascolto Kaamos, Belphegor e i primi Zyklon, in cerca di qualche nuova idea.

Mettendo a confronto "Pageantry For Martyrs" con "Disturbance", quali sono le principali differenze tra i due? Siete ancora soddisfatti delle canzoni che avete scritto in passato?
Enrico: Quando riascolto "Disturbance", mi accorgo di come a distanza di due anni vorrei cambiare tantissime cose, dal suono (soprattutto) agli arrangiamenti di ogni canzone. "Disturbance" aveva un unico, fondamentale obiettivo: far vedere di quanta brutalità, velocità e quant'altro uno sconosciuto gruppo DM italiano fosse capace. "Pageantry" è stato scritto per mostrare che c'è dell'altro.

Il 2004 vi ha visti abbastanza impegnati in sede live. Quali sono le date delle quali avete un ricordo estremamente positivo? E quali sono i vostri obiettivi futuri, per quanto riguarda i concerti? Qualche mese fa avete perso l'occasione di esibirvi con i Nile. Spero avrete modo di rifarvi presto!!!
Giulio: Il 2004/05 è stato sicuramente un anno prolifico per quanto riguarda la nostra esperienza in sede live. Piu di una volta siamo stati protagonisti in alcuni festival europei come l'NRW Deathfest 2005 in Germania, il Mountains of Death in Svizzera e il Kempendeath fest in Belgio e le immancabili date in Italia in supporto a gruppi come Disgorge (MEX), Prophecy, Beheaded. Sicuramente l'esperienza più bella di quest'anno è stata quella del minitour insieme a Beheaded, Brutus e Mortal Decay che ci ha visti partecipi in due date rispettivamente all'NRW Deathfest e al Kempendeathfest. Siamo rimasti veramente impressionati per il responso che abbiamo avuto dal pubblico tedesco e belga, il nostro show si è trasformato dopo pochi minuti in un forsennato moshing: un vero delirio, cose che qui in Italia non accadono spesso, visto che puoi suonare bene quanto ti pare ma trovarti comunque davanti un pubblico che se ne sta a braccia conserte tutto il tempo come dei vecchi paesani seduti al bar a giocare a briscola per il resto della giornata.
Per quanto riguarda la storia dei Nile per noi è stato un duro colpo. Perdere l'occasione di suonare un intero tour da spalla a uno dei gruppi più importanti per il nostro background musicale, nonchè uno dei gruppi più famosi al momento, è stato come ricevere una coltellata senza preavviso. Ci stiamo comunque muovendo già da adesso per il 2006 e abbiamo già alcune date fissate per fine 2005, come la data a Zurigo che ci vedrà headliner insieme ad altri gruppi ancora da confermare.

La scena estrema a Roma sembra essere abbastanza prolifica, dal momento che ha partorito ottimi gruppi come voi e i Sudden Death. C'è qualche nuova realtà che sta emergendo dall'underground nella capitale?
Enrico: Trovo invece che la scena death metal romana non sia neanche una "scena". E, per quanto riguarda le "nuove realtà", voglio citare unicamente gli Eyeconoclast (http://www.eyeconoclast.com/), splendido combo swedish death/thrash. Ascoltali e poi mi dirai.
Giulio: In Italia c'è questa moda di etichettare Brutal/Death metal qualsiasi band abbia nel monicker una parola che può suonare "brutale o gore" o che utilizzi growl nelle vocals.
Attualmente i gruppi secondo me validi sono : Vomit The Soul, Corpsefucking Art, Necrotorture (nei quali milita il nostro singer Alex), Wargore, Gorefuck, Stench of Dismemberment e Nefas. C'è comunque da sottolineare che in Italia finalmente qualcosa si sta muovendo al livello di musica estrema: questo si può notare dalla nascita, ad esempio, di alcune label, come la Permeated, la The Spew, la Subordinate e la neonata Nekromantik, che producono gruppi validissimi. Rimane comunque il fatto che, volenti o nolenti, siamo una elite di poche persone che supportano questa realtà musicale.

Dovete sapere che teonzo (il fondatore di Shapeless) era solito concludere le interviste con una classica domanda "cazzona". Vogliamo portare avanti questa tradizione? Bene, allora ci dite come mai avete scelto di chiamarvi Hour Of Penance? Vista la durata dei vostri dischi, forse sarebbe stato più indicato "Fourty Minutes Of Penance"...
Enrico: Può darsi, in molti ce lo dicono... suona da cani però, non trovi? E poi scusa, un disco di DM da 60 minuti ti rompe le scatole, a meno che tu non cerchi di fare qualcosa di volutamente "disturbante" ("Sounds Of The Animal Kingdom" dei compianti Brutal Truth docet).

Bene, l'intervista è giunta alla fine. Rinnovo i complimenti e mi auguro di vedervi presto dal vivo. A voi le ultime parole.
Enrico e Giulio: Grazie a te per lo spazio concessoci, un saluto ai lettori di Shapeless 'zine, speriamo che il nostro nuovo album piaccia così come è piaciuto a noi scriverlo e suonarlo. Horns up!


Sito internet: http://www.hourofpenance.net/