Hateful
(BRN - Marzo 2011)
Dopo aver ascoltato "Coils Of A Consumed Paradise", la voglia di
conoscere meglio gli Hateful era tanta. Argomenti di cui discutere e
aspetti da approfondire ce n'erano a iosa e Daniele Lupidi, fondatore
del gruppo e unico superstite della line-up originale, è stato ben
contento di appagare la nostra curiosità.
Superati i problemi di line-up, il cammino del terzetto a questo
punto sembra in discesa, tanto che si parla già di un contratto
discografico e di un nuovo album all'orizzonte.
A costo di essere banale, per prima cosa vi
chiedo come mai ci sono voluti ben tredici anni per pubblicare il primo
album. Gli Hateful si sono formati nel 1997, ma in tutto questo tempo
hanno dato alle stampe solo un demo e un promo di tre canzoni (che poi
è andato a far parte dello split con Hellspawn e Impureza), prima di
"Coils Of A Consumed Paradise". Potete raccontarci come mai avete
prodotto così poco?
La band è sempre stata tempestata da problemi di line-up. Questo ci
ha impedito di avere la continuità necessaria, specialmente nel primo
periodo, diciamo dal 1997 al 2003. Inizialmente poi lo stile era molto
diverso, adeguato alla nostra incompetenza tecnica ed incapacità a
comporre il materiale veloce ed intricato che ora rappresenta il nostro
marchio di fabbrica!
Da qualche anno tutto procede senza intoppi e la produzione di nuovo materiale continua inesorabile.
Passiamo ad analizzare l'album. Sono racchiuse
ben tredici canzoni, tutte molto corte e dirette: mi è piaciuto molto
questo vostro modo di comporre, anche perché si stacca dai soliti
schemi. Questo vi agevola dal punto di vista dell'impatto, però non vi
permette di corstruire atmosfere, che invece avrebbero bisogno di
maturare in tempi più lunghi. Dunque vi interessa primariamente
comporre brani aggressivi e diretti? Avete mai pensato di fare uno
strappo alla regola, provando a comporre canzoni più lunghe?
L'obiettivo è quello di comporre canzoni molto dinamiche, in grado di evolvere in maniera inaspettata e frenetica.
Di conseguenza i brani tendono ad avere una durata breve, poiché il
ripetersi continuo di alcune parti stopperebbe questo fluire
incontrollato che caratterizza il nostro songwriting.
Penso che però i brani non siano privi di atmosfera, grazie
all'intervento di parecchie armonizzazioni e di un sapore dissonante
che pervade un pò tutto il disco.
Alcune nuove canzoni avranno durate leggermente più lunghe, ma in
generale si tratterà semplicemente di una evoluzione di "Coils Of A
Consumed Paradise".
Le fonti di ispirazione, secondo me, non fanno distinzione di stile e
provenienza: da un lato c'è la componente a stelle e strisce, che
rappresenta la vostra anima più brutale; dall'altro, i tratti in comune
con la scuola europea dei primi anni '90 (ascoltando certi passaggi di
"Piercing Through Shadows (The Descent)" o "Piercing Through Shadows
(Mortal Embrace)" mi vengono in mente gli esordi di At The Gates e
Grotesque, ma forse è solo una mia impressione). Sono curioso di sapere
quali sono i gruppi che reputate più influenti e, per contro, quali
aspetti del vostro modo di suonare ritenete essere quelli più
personali.
Tutto il processo compositivo avviene in modo molto naturale.
Parlerei infatti di influenze "inconsce", in quanto mentre compongo non
ho in mente nessuna band in particolare, solo la voglia di creare i
migliori brani possibili.
Il risultato finale mi pare abbastanza personale, impressione
avvalorata dal fatto che i recensori abbiano faticato non poco a
descrivere il nostro sound partendo da quello delle bands conosciute.
Sono contentissimo che tu abbia citato i primi At The Gates! I brani
contenuti nei primi tre lavori sono per me la quintessenza della
composizione e li ho ascoltati "alla morte".
Oltre a loro, fra le bands che più rispetto a livello di
songwriting ci sono sicuramente Hate Eternal, Suffocation, Monstrosity
e primi Malevolent Creation.
Due brani ("Built On Nothingness" e un
capitolo di "Piercing Through Shadows"), erano già presenti nello split
di cui si parlava in precedenza. Il resto delle canzoni a quando
risale? Marcello Malagoli e Massimo Vezzani hanno avuto un ruolo nella
stesura di qualche pezzo?
I brani inclusi in "Coils Of A Consumed Paradise" sono stati composti in un perido molto lungo, penso fra il 2004 ed il 2009.
Marcello ha avuto un ruolo molto importante nella stesura delle
linee di batteria ed ha contribuito alla composizione di tre o quattro
brani, specialmente a quella di "The Dawn Of Clarity", canzone partita
da una sua idea di riffs ed ossatura.
Massimo invece è entrato a fare parte degli Hateful durante le
registrazioni del CD. Ha comunque contribuito con due assoli di cui
siamo molto contenti.
Credo che in futuro ci avvarremo maggiormente delle sue doti "solistiche".
Mi è piaciuta la registrazione, cattiva e in
sintonia con la vecchia scuola. Molti gruppi al giorno d'oggi puntano a
fare le cose per bene, in maniera fin troppo raffinata e perfetta,
ricercando un suono il più nitido e pompato possibile; voi, al
contrario, sembra abbiate voluto incattivire il suono, evitando di
renderlo confuso. Ci raccontate come avete registrato l'album? Si
tratta di un'autoproduzione? Come mai avete scelto di affidarvi a Dan
Swanö per il mastering finale?
Siamo molto soddisfatti del risultato sonoro che abbiamo ottenuto.
Ovviamente in relazione ai pochi mezzi che avevmo a disposizione. Il
nostro amico Giorgio Bignardi ha lavorato duramente con noi per
raggiungere una resa sonora che non compromettesse l'ascolto delle
nostre intricate parti di chitarra. Allo stesso tempo volevamo che il
disco suonasse lontano dalle odierne produzioni super-triggerate e
compresse, per cui abbiamo cercato di lasciare il tutto più naturale
possibile.
Abbiamo scelto il mastering di Dan Swanö per dare quel tocco ultimo di professionalità ed esperienza.
Dan è riuscito ad infondere potenza senza snaturare l'idea iniziale, siamo molto contenti della nostra scelta.
Se non erro, "Coils Of A Consumed Paradise" è
uscito come autoproduzione, ma si affida alla Horrors Of Yuggoth per la
distribuzione in Europa e alla Severed Records oltre oceano. Avete
scelto voi di autoprodurvi, per avere tutto sotto controllo, oppure
effettivamente nessuna etichetta si è fatta avanti con un contratto
significativo?
Purtroppo nessuna etichetta si rivelò interessata al momento giusto, per cui abbiamo optato per una autoproduzione.
Barrett della Sevared si è mostrato disponibile a curare la
distribuzione negli states in maniera ufficiale, mentre Babu e la HOY
si sono occupati di quella europea. Purtroppo il nostro caro amico Babu
è venuto a mancare poco dopo e abbiamo dovuto arrangiarci per
promuovere e distribuire il CD nei territori europei.
Fortunatamente ora siamo sotto contratto con la The Spew Records
per la release del prossimo album, siamo sicuri che la collaborazione
si rivelerà molto proficua!
In passato avete avuto l'onore di essere
pubblicati dalla Nihilistic Holocaust, una tra le più importanti e
attive etichette underground per quanto concerne il metal estremo. Come
siete riusciti a farvi notare da Gabriel, tra i tanti gruppi di tutto
il mondo che gli passano per le mani? Quanto ha inciso nel vostro
cammino la partecipazione a quello split con Hellspawn e Impureza?
L'iniziativa di Gabriel ci ha aiutato molto. Prima dello split del
2006 eravamo una band completamente sconosciuta, nonostante i 9 anni di
attività. Grazie alle quasi 4000 copie distribuite, il nostro nome ha
cominciato a girare nell'ambiente underground, creando una discreta
base per il proseguio della nostra attività.
Gab aveva già recensito il nostro primissimo demo del 2000, non
rimanendone particolarmente colpito. Devo dire di essere rimasto molto
sorpreso quando mi contattò in seguito all'ascolto di uno dei nuovi
brani del 2005, dicendomi di essere rimasto impressionato e chiedendomi
se avessimo voluto fare parte di uno split con Impureza e Hellspawn!
Siete attivi sul fronte dei concerti? Ora che
avete un album fresco fresco, state pianificando un po' di date per
promuoverlo? La formazione a tre è sufficiente, o state valutando di
reclutare un secondo chitarrista per avere un suono più corposo dal
vivo?
Certamente riteniamo l'aspetto live fondamentale, oggi più che mai.
Abbiamo già fatto diverse date per supportare l'album, ma stiamo
comunque cercando di avere una maggiore continuità, anche se non è
semplice propore il nostro genere ai locali.
Ci aspettiamo un miglioramento grazie anche al contratto con The Spew, che ci ha già invitato a suonare al Tattoo Deathfest.
Penso che questo per noi sia un evento molto importante, non
vediamo l'ora di esibirci davanti al pubblico attento e competente che
ha caratterizzato le edizioni precendenti.
A livello di formazione puntiamo a rimanere in tre, anche se un
secondo chitarrista aiuterebbe a riproporre le nostre frequenti
armonizzazioni in sede live.
Un altro elemento però potrebbe rivelarsi controproducende per la
stabilità della line-up, ora che finalmente l'abbiamo raggiunta.
Gli Hateful si sono formati in un periodo in
cui il death metal era molto poco popolare, mentre il black metal, pur
avendo già sparato i propri colpi migliori, era ancora al centro
dell'attenzione (anche se in maniera più controversa rispetto a qualche
anno prima). Come mai avete deciso di prendere in mano gli strumenti e
formare un gruppo death?
Ricordo di aver formato la band con un mio amico chitarrista dopo
che entrambi uscimmo da una formazione di Heavy Metal classico della
zona, con la voglia di creare qualcosa di oscuro che si avvicinasse
alle atmosfere decadenti che pervadevano la nostra immaginazione.
Non sapevamo assolutamente come suonare Death Metal ed i primi
anni si contraddistinsero per l'inadeguatezza tecnica e la difficoltà
nel trovare altri musicisti interessati a suonare qualcosa che non
fossero Pantera, Sepultura o Fear Factory.
L'evoluzione fu lenta ma inesorabile, tanto che già nel 2003 il nostro attuale stile era perfettamente riconoscibile.
Nel 1997 giravano ancora i demo in cassetta e
tanti aspetti legati al mondo della musica erano profondamente diversi
da come è adesso. Come avete vissuto questo cambiamento radicale, con
l'avvento di internet e tutto quello che ne è derivato? Cosa è cambiato
in meglio e in peggio in tutti questi anni?
In quel periodo solo chi era veramente appassionato portava avanti i contatti e scambiava materiale con amici ed altre bands.
C'era un legame verso la scena musicale completamente diverso.
Inizialmente sembrava che internet fosse la risorsa definitiva. I
contatti erano tanti, non dovevi recarti in posta e condividere la
propria passione per l'underground era diventato molto più semplice.
Negli ultimi anni però i contatti umani veri sembrano scoparire
per lasciare spazio ad una promozione perpetua ed invasiva, che su di
me ha seplicemente il risultato di creare disinteresse. Vedremo come
evolverà la situazione, io non vedo niente di positivo all'orizzonte.
Cosa vi aspettate da un album così valido e interessante come "Coils Of
A Consumed Paradise"? Alle cinquecento copie della prima tiratura
seguirà una ristampa?
Speriamo di avere la necessità di una ristampa, vorrebbe dire che le copie a nostra disposizione si sarebbero esaurite!
E' presto per parlare del futuro degli
Hateful? Potete anticiparci quali saranno le prossime mosse? Dovremo
aspettare di nuovo parecchi anni prima di vedere qualcosa di nuovo in
circolazione? Ci sarà un'evoluzione del vostro stile? Avete già qualche
nuova idea in serbo?
Stiamo lavorando sodo sul nuovo materiale e speriamo di iniziare a
registrarlo verso la fine di quest'anno. Nessuna attessa interminabile
quindi! Contiamo molto sul nostro nuovo contratto con The Spew per
proporci con più forza a tutti coloro che apprezzano questo tipo di
musica!
Lo stile non si discosterà radicalmente da ciò che abbiamo
proposto finora, ma il tasso tecnico e la qualità compositiva saranno
decisamente superiori!
Per il resto, punteremo molto sull'aspetto live, credo che ormai sia l'unica autentica ed efficace forma di promozione!
Concludiamo qui questa breve intervista. Se volete ringraziare o maledire qualcuno, qui avete lo spazio per farlo.
Ringrazio voi per l'attenzione dedicataci e per l'interessante intervista!
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