Garden Wall
(Disconnected - Luglio 2003)


Potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di intervistare i Garden Wall? Certo che no! Quindi chiudete la porta, spegnete il cellulare, isolatevi dal resto del mondo e sentite cosa ci racconta Alessandro... dall'ultima uscita discografica "Forget The Colours" (album recensito lo scorso mese), ai progetti futuri eccetera eccetera eccetera.
Buona lettura!



Ciao ragazzi. Per prima cosa vi rinnovo i (meritatissimi) complimenti per "Forget The Colours". Ci potete raccontare qualcosa riguardo la sua realizzazione?
Ogni opera rappresenta nella nostra visione una sorta di istantanea di un particolare momento. Certamente durante le registrazioni di "Forget The Colours" ci sono stati attimi di vera magia ed è un album che segna in un certo senso un punto di svolta. E' l'inizio di un processo che porta da un lato all'allentamento dei "legacci arraggiamentali" (pur mantenendo una forma molto strutturata) e dall'altro, le due cose sono strettamente connesse, all'ingresso di elementi improvvisativi che rendono ancora più forte il legame tra esecuzione e mood dell'istante. In particolare, per quanto mi riguarda, l'uso della voce è davvero iper-espressionista con nessuna e poca cura del dettaglio estetico. Sul prossimo lavoro (ammesso che la cosa vada in porto, abbiamo alcuni problemi di ordine economico, il nostro produttore Mauro Moroni sta facendo ogni sforzo possibile per arrivare alla effettiva realizzazione di "Towards The Silence") improvviserò in modo totale tutte le parti vocali, lavorerò anche sui testi (unico elemento "fisso") al fine di de-strutturarli in alcuni punti e credo proprio che emetterò ogni genere di suoni inarticolati, di grida e di gemiti mi saliranno in gola al momento. La cosa è particolarmente eccitante perché se il risultato di massima è in qualche modo prevedibile quello effettivo non lo è in alcun modo. "Forget The Colours" è l'album che segna l'inizio di questa fase dei Garden Wall, il suo successore si spingerà oltre, le strutture saranno molto più lineari in maniera tale da permettere questo flusso.

"Forget The Colours" è il primo capitolo di una trilogia: cosa vi ha spinto ad affrontare un passo così impegnativo e come viene vissuto da voi?
Si tratta in realtà di una trilogia sui generis, l'elemento che lega i tre dischi è quello poetico-testuale. Ho sempre considerato, e ogni autentico fan dei Garden Wall dovrebbe fare altrettanto, la parte poetica, lirica del nostro mondo artistico come ugualmente importante rispetto alla parte più prettamente musicale. C'è una sorta di fil rouge che lega i testi della "trilogia", naturalmente, è bene sgombrare il campo, non si tratta di alcunché di "narrativo", non c'è una storia da raccontare; è una questione poetica, assolutamente non legata agli stereotipi del "concept album". Diciamo che nei tre dischi si respira un certo tipo di atmosfera lirica a mezza via tra nichilismo e spiritualità (per quanto possa sembrare "assurdo" (titolo del terzo capitolo)). Invito tutti a soffermarsi con attenzione, con cuore aperto sui testi altrimenti davvero si rischia di confondere i Garden Wall con tanti gruppi di area prog-metal che con noi hanno davvero poco a che fare.

Ci potete dare qualche anticipazione sul secondo capitolo, "Towards The Silence"? (i Garden Wall inizieranno tra pochissimo le registrazioni del disco - nd Disconnected)
Come ti accennavo le registrazioni sono a rischio, spero davvero di avere presto notizie rassicuranti su questo fronte... ci tengo moltissimo a completare almeno la trilogia! "Towards The Silence" proseguirà sul solco tracciato da "Forget The Colours" con una maggiore linearità strutturale (i vari pezzi saranno incentrati su un numero di idee compositive estremamente esiguo). Largo spazio verrà dato ad elementi ritmici di origine etnica (africana e cubana in particolare) il tutto miscelato con la solita ricerca armonica di stampo decisamente europeo. Ovviamente non mancheranno i momenti "feroci" (abbiamo in serbo alcuni riff davvero micidiali!) e certamente non dovete aspettarvi un album fusion... le sonorità metal (o post-metal come ci piace definirci) resteranno una caratteristica sonora ben rilevabile. In tutta sincerità credo che alcune composizioni siano tra le migliori di sempre dei GW, mai come in questo disco l'interazione tra me e Camillo è stata così decisiva anche in fase compositivo-arrangiamentale e l'apporto di Raffaello e Pino (che suonerà lo Stick invece del basso) è decisivo nella definizione di un sound che trovo molto affascinante ed efficace. L'interazione musica-testo-espressione ha raggiunto un livello di coesione che probabilmente non avevamo mai sperimentato fino ad oggi... con tutta la pretenziosità del caso: sarebbe un'autentica disgrazia se non avessimo la possibilità di realizzare questo disco! Ti dirò di più: "Towards The Silence s'ha da fare... a tutti i costi".

Da dove traete ispirazione per la vostra musica? Ci sono momenti particolari, situazioni specifiche?
Per prima cosa è necessario dire che ogni membro del gruppo vive lo stesso in modo personale, spesso profondamente diverso da quello altrui, di conseguenza la mia non può che essere una risposta strettamente personale. La musica e i testi che scrivo nascono da una sorta di bisogno di gestire le mie risorse di Intollerabile, si tratta di una forma del tutto primitiva e non guidata di musicoterapia. Mi piace citare il "mio" Emile Cioran quando afferma che se non avesse scritto il suo primo libro (Al Culmine della Disperazione, all'età di 22 anni) avrebbe posto fine alle sue notti. Certamente non inseguo alcuna velleità da rockstar, so perfettamente che una band come i GW avrà sempre un seguito estremamente esiguo; questo fatto mette continuamente a repentaglio l'esistenza dell'entità Garden Wall, alle volte essere eroici nel persevarare può essere dannatamente stressante, in particolare per altri membri del gruppo per i quali le priorità espressive sono di altro tipo rispetto alle mie. Scrivo musica e testi per i Garden Wall perché ho un bisogno vitale di farlo, credo che continuerei a farlo anche se il resto della truppa mollasse, certamente i GW assumerebbero altra forma, probabilmente qualcosa a mezza via tra chitarra e voce (alla Hammill per intenderci) ed un uso sperimentale dell'elettronica. In definitiva traggo tutto dal mio Intollerabile che, ben inteso, non si lascia affatto bonificare da questa mia manovra artistica.

Garden Wall e l'Italia: com'è questo rapporto? Amore? Odio? Una via di mezzo?
Nessun odio. La causa della scarsità numerica dei nostri fans non deriva dal fatto di essere italiani piuttosto che tedeschi o americani. Anche questa è una leggenda, i GW avrebbero lo stesso seguito in qualsiasi altro paese. Certamente se ci fosse la possibilità effettiva di arrivare a più orecchie credo che la situazione sarebbe diversa, in fondo dal vivo, nonostante l'indiscutibile difficoltà della nostra proposta musicale, riusciamo ad essere efficaci, ad affascinare e a "tirare dentro" anche coloro che magari su disco ci trovano troppo cerebrali (cosa che, garantisco, non siamo. Per tutti noi il cuore viene prima di tutto e sicuramente l'Intollerabile cui facevo cenno non è qualcosa di mentale quanto piuttosto un "sentire").

Alessandro, spesso le tue interviste o i tuoi interventi in certi forum di discussione diventano una polveriera che scatena polemiche e prese di posizioni ostiche nei vostri confronti: io personalmente condivido la tua scelta relativa al modo in cui parli ed affronti le tematiche che dovrebbero stare a cuore a chiunque è vero appassionato di musica. Modo che non reputo "aggressivo" come ritiene qualcuno ma "diretto": ma che idea ti sei fatto a riguardo? Cioè secondo te perché ambienti che in realtà dovrebbero essere i primi a manifestare una certa apertura mentale, e sarebbe un enorme vantaggio per tutti, di fronte a voi (e non solo) si chiudono in un buco nero rifiutando a priori qualsiasi proposta nuova ed innovativa?
Non credo sia difficile immaginare le cause di questo fenomeno. La verità è che la gente ha bisogno di essere rassicurata, in particolar modo all'interno di un assetto sociale ultra-consumista come il nostro nel quale ogni valore sembra essere stato spazzato via. Allora meglio sentirsi al sicuro nell'alvo di qualche "massa". Teoricamente questo dovrebbe essere valido solo per la musica mainstream, in realtà questa spiacevole conseguenza delle nostre insicurezze si manifesta in modo altrettanto pernicioso anche in ambito underground, nel mondo metal come in quello progressive, in quello punk come in quello jazz-fusion. Ogni tentativo di innovazione linguistica e, soprattutto, di sincerità viene vissuto come un attacco pericoloso per le proprie sicurezze, per il proprio orticello dal quale è così difficile evadere... è sempre e soltanto una questione di paura; per questo è cosi importante il messaggio cristiano (naturalmente mi riferisco a Gesù di Nazareth non al cristianesimo storico-clericale!): "non abbiate paura". Senza la paura il nostro sarebbe un mondo davvero migliore.

Quali sono le band o gli artisti che ritenete più significativi e che ultimamente vi hanno maggiormente influenzato?
Ognuno di noi ha un background profondamente diverso (certo con alcuni punti di contatto) per cui, di nuovo, la mia non può che essere una risposta in chiave personale. Non credo ci siano delle influenze palesi; è chiaro che ogni artista è influenzato da ciò che è stato prima di lui, tuttavia ritengo che nel nostro caso l'inflenza, l'affiliazione resti a livello inconscio. Io adoro i poeti del rock, primo fra tutti Peter Hammill, credo che una delle grandi forze del rock (per me la principale) sia recuperare l'elemento poetico e inserirlo all'interno di una musica molto corporea. Un'altra mia passione è la musica colta del '900, in particolar modo quella di derivazione schönberghiana (asse espressionismo-dodecafonia-serialità) e credo che qualche influenza, nei limiti di un contesto rock, sia individuabile sotto questo profilo. Poi il progressive degli anni '70 (Genesis, Van Der Graaf Generator, King Crimson, Area, Banco Del Mutuo Soccorso, per fare qualche nome) e un certo metal "evoluto" e viscerale al tempo stesso (Death, Tool, Queensrÿche, Pantera e ultimamente gli Otep).

Un famoso regista americano vi contatta per girare un video da "Forget The Colours": che canzone scegliereste e come lo sviluppereste?
Sceglierei il brano in modo casuale (chessò estraendo da un cappello un bigliettino con un titolo), poi costringerei 100 malcapitati ad ascoltare il brano in questione a tutto volume e chiederei loro di indicarmi ognuno tre immagini evocate dalla musica e dal testo (che fornirei a parte in italiano, il problema della traduzione è annoso, qualcosa va perso), da ultimo farei scorrere sullo schermo in rapida sequenza le 300 immagini così ottenute.

Diteci 1 pregio e 1 difetto di ognuno di voi...
Se fossi americano (e ti assicuro che non lo sono) mi appellerei al quinto emendamento... mi ci appello lo stesso!

L'unica cosa che personalmente mi fa incazzare dei GW (ovviamente in senso buono!) è la scarsa attività live: incazzatura che aumenta a dismisura dopo avervi visto il 3/4/2003 a Portogruaro ma soprattutto a Pordenone il 27/12/2002, situazione in cui avete offerto uno spettacolo memorabile. È veramente così difficile trovare spazi dal vivo o è anche una vostra scelta quella di limitare le vostre apparizioni?
Non è difficile... è impossibile! Questa situazione sta deteriorando il clima all'interno della band; alcuni di noi ritengono il momento del concerto come insostituibile (per tutti è fondamentale comunque) e la scarsa attività live finisce per creare tensioni... per ora si resiste. Cerchiamo di analizzare le ragioni di questo dato di fatto: prima di tutto è necessario porre l'accento sulla cronica mancanza di una vera cultura rock in Italia (se si eccettuano i fasti degli anni '70), ma, a mio parere, non è questo l'elemento decisivo. Il vero punto focale della questione è la pervasività dell'approccio consumista che è ormai penetrato in ogni fibra delle società occidentali, non c'è assolutamente spazio per forme culturali (e il rock, in quanto forma d'arte, può essere cultura ma non è "istituzionalizzato", riconosciuto come tale al pari della musica colta). Ormai non c'è tempo per cercare di capire un'opera che sia appena più complessa del branettino sanremese o, molto peggio, della dance commerciale (in effetti anche in ambito dance chi cerchi di trovare forme musicali più d'avanguardia, tipo gli Orb o gli Orbital per fare due nomi, diventano a loro volta oggetto di culto ma non di consumo); mi viene in mente il titolo di una canzone del grande Piero Ciampi, un cantautore-poeta veramente straordinario morto negli anni '80: "Andare, Camminare, Lavorare"... sembra essere diventato questo l'imperativo. In queste condizioni è impensabile che qualcuno possa avere la voglia di fare un ulteriore sforzo alla ricerca di qualcosa di artistico, di "impegnativo". Terzo fondamentale fattore (e questo riguarda i Garden Wall in particolare) è il fatto che talvolta è necessario avere la faccia da prova biscotto (a disposizione per chiarimenti), essere intortati con quelli che hanno i soldi (e quindi il potere)... noi questa caratteristica psico-somatica sfortunatamente (o per fortuna) non l'abbiamo. Il quarto "problema" è costituito dal già citato affare dell'esigenza di rassicurazione che viene garantita e soddisfatta dal già sentito (vedi sopra). Tutto si può dire dei GW tranne che siano "già sentiti".

Cosa diavolo c'è scritto nell'ultima pagina del booklet di "Forget The Colours"? Ho perso 5 diottrie nel tentativo di leggere quella frase e senza riuscirci...
Dunque in primis voglio dirti che la frase è scritta con un nero al 96% su sfondo nero totale e con un font di lettura non agevole a dimensioni minime quindi ci credo bene che hai perso 5 diottrie... in realtà siamo in combutta con l'Associazione Medici Oculisti Italiani (a proposito di "prova biscotto"). Comunque si tratta di una frase che Camillo ha spedito alla moglie Susanna dallo studio di registrazione a mezzo sms... a questo punto posso anche svelare l'arcano: "oscurità e cazzo sconsolatamente duro".

Siamo alla conclusione: questo spazio è per voi, dite quello che volete. E in bocca al lupo per il futuro!
Approfitto dello spazio solo per ringraziare tutti coloro che ci sostengono e supportano, in primis Mauro Moroni, il nostro produttore, e poi tutti i guys sparsi sul pianeta (uno dei nostri fan più sfegatati è uzbeko, ciao Vitaly!). Davvero, senza la spinta (peraltro sempre più rara da vivere, vedi la questione dell'attività live) di voi-noialtri rockettari appassionati la nostra energia si sarebbe da lungo tempo sopita... GRAZIE DAL PROFONDO DEL CUORE!
Un ultimo "thank you" a te Disconnected, per il supporto, per amare la nostra musica e anche per le domande, è sempre molto stimolante fare delle interviste, le domande ti consentono di mettere a fuoco alcuni punti, di porti questioni che non ti eri mai posto (tipo la questione del video) e di esprimere le tue opinioni in modo altro rispetto all'abituale... so thank you so much to you and all at Shapeless Zine. Speriamo di vederci on stage!

Sito internet: http://www.progressor.net/garden-wall/