Esicastic
(teonzo - Marzo 2002)


Ecco l'intervista con gli Esicastic, gruppo della provincia di Treviso che propone un death metal molto ricercato e tecnico, e distante dai canoni del genere... ma è meglio leggere le loro parole!



Per iniziare, ci puoi raccontare la storia del gruppo, chi siete, perché vi chiamate Esicastic, da dove venite, dove andate, vita morte e miracoli insomma...
SIMON: Allora, il gruppo nasce col moniker ESICASTIC nel giugno del '96. Suonavamo un thrash-death con influenze progressive, ma la tecnica era ancora decisamente troppo scarsa per le nostre alte ambizioni. Abbiamo registrato il primo demo alla fine di quell'anno. Inutile dirlo, con il punto di vista attuale, si trattava di una produzione sufficientemente scadente. Ma cominciavamo a fare i primi concerti e la gente sembrava apprezzare l'impegno profuso in quest'opera di invenzione musicale. Quell'anno abbiamo fatto anche da spalla a Sadist e Infamia per un concerto in un locale dalle nostre parti (Conegliano, provincia di Treviso). Eravamo contenti, puoi immaginare. Il secondo demo (Undecember, Gennaio '98) ha visto l'entrata delle tastiere nella line-up. La produzione era peggiore di "Demo '96" ma le canzoni erano decisamente più interessanti (sempre dal nostro punto di vista, ovviamente). Il genere da noi suonato ricevette più influenze di tipo 'floridiano' (in quel periodo ascoltavamo molto Cynic, Atheist e Nocturnus ma anche il death svedese). Quel demo ci frutto buone recensioni sui magazines nazionali e qualche discreto concerto. Ora siamo giunti al terzo lavoro, ma non abbiamo la stessa line-up con cui l'abbiamo registrato. Partito Dario per incompatibilità musicale, abbiamo "adottato" Michele Basaldella alla chitarra e, dopo un periodo con Alessandro Bertoni allle tastiere, ora abbiamo deciso di tentare una strada più sperimentale con un collaboratore esterno (Alessandro Huster) che "gioca" con synth analogici ed effetti elettronici. La formazione a sei rende tutto più complesso, ma confidiamo in buoni risultati, con l'impegno e la convinzione che tutti abbiamo riposto nel progetto ESICASTIC. Per quanto riguarda il nome, ti posso dire che l'aggettivo esicastico si riferisce ad un concetto religioso e filosofico, la cui storia antica risale all'antica Grecia. Esicastico è il ruolo dell'arte, nel momento in cui essa concilia la nostra dimensione spirituale e corporea, intendendo che entrambe devono essere congiunte in armonia per realizzare la felicità dell'uomo. Abbiamo comunque allargato il concetto intendendo come dimensione spirituale anche il mondo delle idee che circolano nella società e come corporea il contesto fisico e personale delle relazioni che viviamo nella società stessa. Viene a questo punto da pensare che entrambe si armonizzino in una dimensione che le racchiuda entrambe. Ma qui ci si addentra in territori di difficile e prolissa spiegazione.

Come descriveresti la proposta musicale del vostro gruppo?
SIMON: Il più possibile esicastica, s'intende! A parte le tautologie, cerchiamo di fare musica d'impatto sì, ma quello che una volta veniva chiamato metal, spero perda nel futuro le sue connotazioni estetiche conservatrici e si trasformi in semplice variazione, differenza, pluralità aperta completamente al dialogo con ogni altro tipo di musica. Il metal ha bisogno di futuro, non di passato. Noi ci inseriamo in questa percorso.

Ci puoi raccontare dove e come avete registrato il vostro ultimo demo "Atman"? E' successo qualcosa di particolare durante il periodo di registrazione?
SIMON: E' stata sicuramente la migliore registrazione e il migliore studio che abbiamo mai avuto a disposizione. I ragazzi del Fear (Paso e Gabry) sono degli ottimi artisti e tecnici. Ci hanno dato una grande mano e li ringrazio soprattutto per il passo avanti che ci hanno fatto fare in termini di esperienza. Sono anche delle persone molto simpatiche e il clima in studio era sempre disteso e aperto a nuove iniziative e sperimentazioni. Per Sheliphron Destillatorium ci siamo sbizzarriti nel provare molte e diverse soluzioni tecniche e, durante il mixaggio, il Paso era una specie di rullo di macchina da scrivere che scorreva come un pazzo da una parte all'altra del mixer. Si può dire che la canzone sia anche sua, in un certo senso. La stessa Sheliphron non doveva avere un testo prima delle registrazioni, ma il clima era talmente favorevole che io e Leandro abbiamo preso carta e penna e, il giorno prima della registrazione della voce, ci siamo messi a scriverne uno. Ci potresti giurare, è il più intenso, per noi.

Che metodo usate di solito per comporre le canzoni? Le create improvvisando in sala prove, qualcuno porta idee già pronte e poi rifinite il tutto assieme, o altro?
SIMON: Tutti i modi che hai elencato e anche ALTRO (eh, eh)

Purtroppo nel libretto mancano i testi, e il mio scarso inglese mi impedisce di capirli ascoltando le canzoni... ci puoi descrivere di cosa parlano?
LEANDRO: Il progetto "Atman" doveva essere il punto di partenza di un ipotetico concept da realizzare, in modo completo, dopo l'uscita del promo cd. In questo senso, Atman è il preambolo al concept stesso. Il testo cerca di spiegare in chiave onirica la funzione dell'Atman, ovvero la rappresentazione più astratta dell'interiorità umana, la parte più intima dell'ego. Atman è un concetto buddista. Il testo si lega oniricamente alla presenza costante del fattore tempo e cerca di formulare delle considerazioni sul singolo individuo nel suo intersecarsi ad un rapporto di socializzazione più elevata nel quale l'individuo stesso prende contestualmente forma in modo non più localizzato, ma globalizzato. Un discorso relativamente diverso vale per il testo di Sheliphron Destillatorium. Esso racchiude le visioni di un viaggio mentale nel quale il soggetto è confuso e stimolato emotivamente dall'incapacità di capire il confine tra sogno e realtà e, meglio ancora, tra illusione de disillusione.
SIMON: Il testo di Self Omnipotence parte da una frustrazione, quella dell'auto-perfezionamento. E' un ossessione che ti porta spesso a ricercare un'eccessivo controllo su tutto, alla ricerca di un ordine che nella realtà non esiste. E' un esigenza perfettamente umana quella di ordinare il caos che ci circonda, ma non bisogna esagerare e rispettare l'esigenza di caos che la creatività umana richiede. Lo scopo della mia vita artistica non è il perfezionamento assoluto di una forma o di uno stile, ma l'allargamento e la geometria variabile delle conoscenze e delle aspettative.

A me è piaciuto molto l'artwork della copertina in quanto credo si adatti alla perfezione alla musica che fate, e so che sei tu l'autore... ci racconti come ti è venuta questa idea?
SIMON: Ho trovato per caso l'immagine su internet, mi era piaciuta dal punto di vista estetico in un primo momento, poi ho capito che si poteva adattare al concept sotteso al promo. L'immagine rappresenta una catasta di tubi attraversata da una sorgente di luce. La luce, passando attraverso i cilindri di metallo, si scompone e crea questo effetto particolare, grafico-pittorico. La metafora riguarda il mondo delle idee e delle opinioni che, circolando nella società, cristallizzano quel percorso dinamico che vede invece la luce (la configurazione generale delle idee e delle opinioni circolanti in un sistema sociale) muoversi in modo orientato (da una sorgente, essa si diffonde). Ciò descrive come le idee abbiano la capacità di fare anche il percorso inverso: partire da numerosi punti per creare un fascio di luce multicolore o, come sempre più spesso accade nel mondo post-moderno, monocolore. Come la capacità di partire da una sorgente e atomizzare gli individui che, pur riconoscendo la propria individualità (e andandone spesso eccessivamente fieri), finiscono col diventare ingranaggi inerti del sistema. E' ciò che spesso accade nella mentalità dell'uomo liberale che rischia di perdere la coscienza critica proprio nell'auto-celebrazione della stessa (l'uomo misura del mondo e il razionalismo cartesiano come valori di visione della realtà dominanti, a livello cosciente o incosciente) e si dispone a credere al leader di turno, dimenticando il valore del bene comune, pensando che ci sia qualcuno che lo sta tutelando in sua vece. Quello che spesso si dimentica è che la responsabilità sociale e quella personale sono due realtà coesistono nell'individuo e che sono materia di giudizio sugli individui. Il concetto di somma di interessi personali tutelati da un sistema di leggi, nelle sue recenti evoluzioni neo-liberiste, ha rovinato il mondo. Continuiamo ad ostinarci a vedere dovunque responsabilità personali, che sono sì fondamentali per il diritto, ma devono essere individuate in precisi contesti e, soprattutto, non si riesce a capire che viviamo in un mondo che praticamente non ha leggi a livello internazionale e le poche consuetudini che vigono tra gli Stati sono sistematicamente eluse o raddrizzate strumentalmente dalla potenza mondiale egemone e dai suoi alleati.

Cosa proponete nei concerti dal vivo? Nel senso, suonate cover oltre alle vostre canzoni? Avete una scenografia particolare o badate solo a ciò che esce dagli strumenti?
SIMON: Suoniamo, ovviamente, principalmente pezzi nostri. Ultimamente proponiamo però anche la cover di 'Mind Reflections' tratta dall'ultimo storico album dei Pestilence (che a tutti consiglio): Spheres. Per quanto riguarda il suono degli strumenti, puoi capire come, suonando in sei, sia al centro delle nostre attenzioni.
DENIS: Nei live cerchiamo di essere diretti, il più possibile. per comunicare energia ed emotività a chi non ci conosce ancora. Per la scenografia non abbiamo mai usato nula, anche se in futuro avremo sugli ampli delle installazioni biomeccaniche (tipo Mutoid Waste Co.) realizzate da un nostro amico.

So che nell'estate del 2001 avete suonato al Brutal Assault nella Repubblica Ceca. Ci puoi raccontare come è andata?
LEANDRO: L'esperienza del Brutal Assault è stata una delle più feconde, sia a livello personale che di gruppo. Era il nostro primo concerto all'estero e il partecipare ad una manifestazione così grande è stato un grande passo in avanti. Innanzitutto è stata un'ottima occasione per far conoscere il nostro repertorio, poi è stata una grande esperienza dal punto di vista tecnico, aspetto da non sottovalutare. Avendo degli elementi nuovi nella line-up, il viaggio in sé stesso è stato un'ottima occasione per legare il gruppo dall'interno, ma anche per conoscere altre persone, gruppi, e per passare, dato che eravamo in Agosto, una vera e propria vacanza.

Supponiamo che arrivi il manager di una grossa etichetta e vi proponga un contratto vantaggioso a patto che suoniate come i Children Of Bodom... cosa rispondereste?
SIMON: Una richiesta simile non accadrà (...se mia nonna avesse le rotelle, suonerebbe i Children of Bodom?). E, in ogni caso, non accetteremmo. La libertà, una volta venduta, è difficile da riconquistare.

Voi suonate un genere di natura poco commerciale, ed oltretutto nella terza canzone del demo vi lanciate in cose molto sperimentali. Cosa possiamo attenderci per il futuro? Una amalgama degli stili proposti su "Atman", oppure volete osare e cercare una strada totalmente personale, con i rischi che ne susseguono?
SIMON: Entrambe le cose. Abbiamo ormai metabolizzato ciò che abbiamo fatto con Atman e da qui stiamo partendo per approfondire ulteriormente la nostra ricerca musicale. Le nostre orecchie, ormai già da tempo, si sono aperte a nuovi orizzonti musicali come il jazz sperimentale, l'elettronica e molto altro. Questa apertura ad osare, a mettere in discussione il linguaggio formale del metal, se si suppone che esso abbia delle regole standardizzate e ormai sclerotizzate (e molto spesso, gira e rigira è così). Stranamente il risultato è che le canzoni sono molto più aggressive e d'impatto rispetto al passato, probabilmente per la maggiore spontaneità con cui componiamo i pezzi.

A quanto so siete dei grandi fan di tutti i gruppi metal che non si pongono limiti, tipo i Meshuggah e tutte le opere di Devin Townsend. Ci puoi dire quali sono i vostri gusti, e quali sono gli album usciti recentemente che vi hanno colpito di più?
DENIS: Beh, i Meshuggah sì, Devin Townsend non mi risulta... Beh, abbiamo gusti molto etrogenei e questo penso sia un punto di forza del pensiero esicastico. Per rispondere meglio di sparo gli ultimi dischi che abbiamo comprato. Io i Propagandi (punk-rock), Simon i Booster (jazz-elettronica), Leo i Subsonica, Michele un live dei Porcupine Tree e Nicola un disco di free jazz.

Chi sono i tuoi batteristi preferiti, ed a chi ti ispiri?
SIMON: Alcuni batteristi nel metal come Sean Reinert e Gene Hoglan, nel rock mi piacciono i batteristi di Tool, Red Snapper. Ma i miei interessi maggiori vanno ai batteristi jazz come Elvin Jones e Rashid Ali, a molti batteristi funk di cui sarebbe inutile elencare i nomi. Poi ci sono anche le macchine. traggo infatti grandi influenze dalla musica elettronica di Aphex Twin, Roni Size, Ian Simmonds, Matmos. La musica elettronica costruisce il senso della quadratura, che è molto utile all'esecuzione ed è un grande stimolo tecnico. Provate tutti a suonare pattern di drum 'n bass a 180 di metronomo. Un esercizio formidabile!

Ora passiamo alla scena underground italiana. In questo periodo stanno uscendo molti ottimi gruppi che propongono un metal estremo e ricercato (Coram Lethe, Nightside, Hand Of Doom, voi stessi...), tu cosa ne pensi al riguardo? E' possibile che si crei una scena forte ed in grado di imporsi all'estero? Voi vi sentite parte di questa "New Wave Of Italian Death Metal"?
DENIS: Sarebbe molto bello se si formasse una scena death alternativa in Italia. Più confronto, più supporto e soprattutto un maggiore peso a livello internazionale. Non ti nascondo che mi piacerebbe che questa NWOIDM avesse la capacità di sconvolgere il linguaggio e la forma della realtà metal degli anni italiana, un po' come è successo in Florida con gruppi come Death e Cynic; riuscisse insomma a dare un bel calcio in culo a maghi, vampiri ed eroici guerrieri del cazzo (per carità, rispetto a tutti, ma nel 2002...). Ah, un saluto agli Hand of Doom!!

Ok, la tortura è finita... ora puoi dire quello che vuoi e se lo vuoi, hehehe!
DENIS: Go vegetarian!
SIMON: Fate un salto nel nostro sito per sentire quello che facciamo (http://go.to/esicastic), aspettiamo sempre nuovi commenti e nuove critiche per migliorare il nostro lavoro. Peace.