Ephel Duath
(teonzo - Gennaio 2004)


Ecco l'intervista con Davide Tiso degli Ephel Duath, un gruppo difficile da descrivere ed autore di due ottimi album (per altri dettagli rimando alle relative rece). Ho avuto modo di conoscere di persona Davide, ed anche in questa intervista conferma l'impressione che mi sono fatto di lui: è un ragazzo determinato e schietto, ed allo stesso tempo tranquillo ed amichevole. Fossero tutte così le interviste sarebbe una goduria per noi fanzinari, visto che le risposte sono dirette ed esaustive, senza inutili giri di parole o minchiate varie.



Per prima cosa la classica domanda biografica. Ci racconti quello che è successo da quando il duo si è sciolto fino ad ora?
Dopo le registrazioni di "Phormula" del 1999 i rapporti con Giuliano si sono danneggiati in modo inesorabile sia per motivi musicali che personali. Il duo si è sciolto ed io ho seguito da solo l'uscita dell'album e la promozione che lo ha seguito. Il 2000 e' stato un anno pieno di sconforto, rabbia ed amarezza ma soprattutto senza musica, e ciò mi ha profondamente segnato. L'estate seguente Lee Barret della Elitist/Earache ha dimostrato interesse nei confronti della band e ci ha offerto un contratto per 4 album. Emiliano di Code666 mi ha convinto a firmare e ripartire da solo. Così, nel 2001, mentre componevo il nuovo materiale e cercavo di riassemblare una line-up è uscita la ristampa di "Phormula", "Rephormula", che contiene oltre al nostro debut album anche tre brani del demo "Opera" del 1998, più due electro-noise remix. Dopo un anno e mezzo di durissimo lavoro è stata la volta di "The Painter's Palette" che è intriso di tutta la tensione e la rabbia accumulata negli ultimi due anni. I responsi sono stati entusiastici, e siamo stati votati da più di una testata (Rumore e Kerrang per esempio) come tra le migliori band del 2003. Ora stiamo affiancando all'attività live la composizione del nuovo materiale che spero di poter registrare durante l'autunno di questo 2004.

Da dove avete preso il nome Ephel Duath?
Il nome "Ephel Duath" viene dalla mitologia Tolkeniana, significa "cinta d'ombra".

"The Painter's Palette", più che un lavoro musicale, sembra un lavoro emozionale, nel senso che da quello che capisco tutto è in funzione della tua necessità di esprimere le tue sensazioni di artista che cerca se stesso, e di comunicarle schiettamente al pubblico. Quanto è stato difficile passare a questo tipo di approccio aperto, ben differente da quello di "Phormula"?
E' stato un processo estremamente naturale e per focalizzare al meglio questo approccio che tu definisci "aperto", bisogna forse fare un passo indietro.
Giuliano, l'altra metà del duo, era un vero e proprio vulcano d'idee, e ciò lo portava a comporre, con il mio incitamento, gran parte delle composizioni della band. Il fatto di risultare in secondo piano dal punto di vista compositivo non si è mai rivelato un problema per me: ho sempre e solo pensato al bene della mia band, esattamente come faccio ora. In qualche modo però, tutto ciò non mi permetteva di sviluppare il mio intimo ed emotivo senso del comporre.
Quando mi sono trovato con l'elettrizzante responsabilità di avere le sorti di questa band tra le mie mani, non ho fatto altro che trasporre la mia persona in note, e tutto ciò è tanto facile a dirsi quanto doloroso all'atto pratico: a volte si scava troppo dentro se stessi e non si è disposti ad accettare quello che nascondiamo durante la vita di tutti i giorni...

Quando ascolto l'album, specie leggendo i testi, ho la sensazione di trovarmi in una sorta di film ambientato nell'Ottocento, quelli dove si vedono i salotti culturali con gli artisti che discutono tra loro. Quali sono le reazioni che ti hanno comunicato i fan finora? E tu dove ti immagini di essere quando riascolti "The Painter's Palette"?
Non riesco ancora a scindere l'ascolto dell'album dall'intensissimo periodo di composizione e registrazione che gli ha dato forma. Spesso tra le note dei miei brani mi ritrovo a pensare ai mesi passati in sala prove ed in studio ed all'instancabile sostegno di chi ci è stato vicino durante questa avventura. Parlo in particolar modo di Emiliano Lanzoni, manager e membro aggiunto della band, Paso, il nostro produttore, e il label manager di Elitist Lee Barret.

A me i contenuti dell'album hanno fatto pensare anche a "Il ritratto di Dorian Gray", dove c'è la ricerca del bello (quindi dell'arte), ma poi pagata a caro prezzo dal protagonista. Come è andato il periodo di creazione dell'album? Questa ricerca ha avuto anche dei lati negativi per te?
I lati negativi del mio creare musica convivono con il devastante senso di appagamento che provo nel comporre. Sono due fattori inscindibili ed entrambi sono divenuti le principali caratteristiche del mio essere.
Quando scrivo un testo o una melodia mi sembra quasi di vomitare fuori di me delle parti di interiora, ovvero qualcosa che mi sarebbe servito per vivere ma che, più o meno consciamente, dono ai miei brani. Il senso di svuotamento che ho in quei momenti non è solo mentale ma anche fisico, è una sorta di automutilazione. Ciò ha delle forti ripercussioni su me stesso, per esempio fa sì che io mi senta allo stesso tempo incredibilmente fragile ma tenace e convinto in quello che faccio in modo quasi inossidabile.
Penso che in qualche modo la routine della promozione, i concerti o tutto ciò che ruota attorno alla band in qualche modo mi salvino, perché mi riportano ad un confronto con la mia musica un po' più "comune", ed è per questo che spesso mi sento letteralmente distrutto quando dopo l'uscita di un album oltre a qualche buona recensione non nasce qualcosa di concreto che mi faccia scappare dal doloroso ed inebriante processo di creazione.
Anche per questo motivo ho deciso di dar vita ad Amaranth Recordings, in questo modo ho la possibilità di mettere a disposizione delle mie band la mia sconfinata passione.

Come ti relazioni con gli altri componenti del gruppo? Nel senso, ti senti più come uno che "sfrutta" gli altri cercando di assorbire tutti gli insegnamenti possibili e mantenendo sempre l'ultima parola su tutto, oppure più come un coordinatore che accetta che qualche decisione la prendano anche gli altri?
Mi sento come una spugna che assorbe consigli, critiche e proposte. Tutti all'interno della band hanno un ruolo attivo, io poso solo i principali tasselli delle nostre composizioni. Penso che il lavoro di arrangiamento sia la nostra più grande caratteristica: tutto ciò è un lavoro corale che riempie le nostre ore in sala prove.

Nell'ultimo album hai abbinato ad ogni canzone un colore. Tu quale colore ti abbineresti come persona?
Nero lucido che riflette un arcobaleno.

Suppongo che tu sia appassionato di varie forme d'arte. Visto che hai l'indole dello sperimentatore, hai idea di aggiungere qualche altra dimensione artistica ai prossimi lavori degli Ephel Duath? Nel senso, stavolta hai aggiunto la dimensione "pittorica", a quale tocca la prossima volta?
Non voglio che la mia passione per altre forme d'arte divenga un appuntamento, una sorta di punto d'incontro che coincide con ogni uscita degli Ephel Duath. "La prossima volta" non esiste per il mio modo di vedere. Se con "The Painter's Palette" ho fuso musica e pittura ciò non significa che per il prossimo mostro aggiungerò altre sfaccettature dei miei interessi.

Una domanda del cazzo: a "Ruins" hai fatto corrispondere il colore "deep blue and violet". Ti vergognavi a scrivere "deep purple"???
In effetti sarebbe stato imbarazzante, quindi ho pensato di ripegare su un "...blue and violet". Evidentemente, però, i miei sforzi per nascondere la cosa si sono resi vani...

Altra domanda del cazzo: è vero che l'artwork è tutto in bianco e nero per risparmiare coi soldi della tipografia???
E' proprio così, all'Earache non se la passavano bene ed hanno dovuto fare dei tagli sulle spese...
A parte gli scherzi, "The Painter's Palette" vuol essere una sublimazione delle libere interpretazioni, ed ho pensato di simboleggiare questo desiderio con quanto di più soggettivo si possa trovare in natura: il colore. Durante la composizione ho intimamente associato alle parole ad alla musica di ogni brano un colore, e per espormi maggiormente ho voluto riportare questi tra parentesi, come sottotitoli. La mia però non vuole essere una guida interpretative ed è qui che nasce la scelta dell'artwork in bianco e nero, in questo modo ognuno potrà sentire il proprio colore di ogni canzone e magari, durante l'ascolto, potrà iniziare a dipingere la propria tela mentale.

Per il prossimo album hai intenzione di registrare le canzoni a scaglioni. Come stanno uscendo le prime, confrontate con quelle di "The Painter's Palette"?
I nuovi brani sono molto liquidi e compatti. Ad un ascolto distratto possono sembrare davvero senza capo né coda ma penso di aver finalmente trovato il mio equilibrio in questa sorta di apparente instabilità. Sto cercando di distruggere la forma canzone e quell'idea di "ripetizione ciclica" dei riff che era ancora presente in "The Painter's Palette".
Spero di riuscire a donare al nuovo album la forza e la libertà della musica contemporanea.

Come mai questa scelta di registrare poche canzoni per volta? Vuoi cercare di cogliere la "magia" della creazione del momento? Non c'è il rischio che poi l'album perda l'unitarietà d'insieme?
Solo la preproduzione verrà registrata seguendo questa formula, per le recording session dell'album concentreremo il lavoro in un unico lasso di tempo. Penso che questo modo di lavorare sia perfetto per il mio continuo work in progress compositivo, mi permette di fissare le idee e dà la possibilità alla band di riflettere sugli eventuali riarrangiamenti in modo più rapido ed efficace.

Tempo fa avete suonato a due festival in Norvegia ed in Repubblica Ceca. Come sono andate queste esperienze?
Il Quart Festival in Norvegia, ed il Brutal Assault in Repubblica Ceca sono state due esperienze importantissime per la band. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare con l'organizzazzione ed i tempi dei festival all'estero, ci siamo confrontati con band davvero blasonate, e ci siamo fatti una lontana idea dello stress e della vita sedentaria che comporta l'andare in tour.
Abbiamo suonato con una formazione a quattro elementi ed abbiamo dovuto riarrangiare i brani dato che pochi giorni prima della partenza per la Norvegia Davide Tolomei ha lasciato il gruppo: devo dire che la band ha dimostrato di avere un gran carattere, e di questo ne vado fiero. Tra problemi tecnici (vedi in Norvegia l'amplificatore del basso che prende fuoco (!!) durante il soundcheck o distorsione della chitarra che entra in ritardo), tanta stanchezza accumulata (vedi attesa di 12 ore all'aeroporto di Londra per andare in Norvegia o viaggio in auto per andare in Repubblica Ceca) devo dire che abbiamo fatto due buoni concerti, che devono divenire la base per poter migliorare in futuro. Il pubblico ha risposto bene e noi ci siamo divertiti moltissimo, forse è solo questo ciò che conta.
Vorrei concludere citando due band in particolare, Necrophagist (che hanno suonato prima di noi al Brutal Assault) e Red Harvest (che ci hanno seguiti al Quart Festival): semplicemente mostruosi on stage.

E per i prossimi concerti in Italia ci puoi dire qualcosa?
Ultimamente abbiamo iniziato a collaborare con l'agenzia Pigsty per l'organizzazione di alcuni concerti nella penisola. Il 7 di febbraio saremo al Cencios di Prato (FI), il 5 marzo al Vecchio Mattatoio di Roma, il 19 marzo al Bloom di Mezzago (MI) e il 4 aprile parteciperemo all'Headway Festival ad Amstelveen (Olanda) (per maggiori informazioni http://www.headwayfestival.com/) (sto festival è semplicemente spettacolare, ci devo andare assolutamente... i WatchTower!!! - nd teonzo). Stiamo inoltre organizzando per aprile un mini tour in Svezia, Danimarca e Germania e stiamo negoziando per un festival in Norvegia in maggio/giugno. Infine prenderemo parte ad un tour italiano denominato "Italians do it Better" che dovrebbe partire in primavera. Per maggiori informazioni scrivete a management@auralmusic.com e visitate il nostro website, o quello della Pigsty http://www.pigsty.com/.

Adesso ti sei trasferito a Venezia, una città stupenda, ma che non ha più la forza vitale di decenni fa. Come credi che questo influirà sulla tua musica?
Vivo in un luminosissimo appartamento ai Giardini che rappresenta un perfetto habitat per chi come me cerca serenità, solitudine ed un po' di malinconia. Questa zona non ha nulla a che vedere con la Venezia dei voraci turisti compratutto o con le fetide bancarelle di gadget idioti che infestano la città, dicono che qui si respiri l'atmosfera della "vera" Venezia pre-boom commerciale.
Suono con un piccolo amplificatore Fender che non ha la distorsione e solo quando entro in sala prove porto i miei riff nella tipica dimensione Ephel Duath. Il fatto di vivere qui sta già pesantemente influenzando la mia composizione che è inevitabilmente più intima, mediativa ma allo stesso tempo incisiva. Sto togliendo, scavando e limando, per donare al nuovo album "solo" la luminosa essenza della band.

Una domanda bastarda. "Phormula" era stato smerdato da un sacco di gente, e la Code666 non aveva ancora ottenuto la fama di adesso, visto che era la loro seconda uscita dopo i Rakoth. "Rephormula" invece, avendo dietro un'etichetta ben più potente, era stato acclamato da quasi tutti, pure da quelli che prima avevano parlato male di "Phormula", e le canzoni sono le stesse. Come si vive in prima persona una cosa del genere???
Ci si sente parte di un meccanismo di merda, dal cui purtroppo non si può sfuggire se si vuole ampliare il raggio d'azione della propria band. Mi aspettavo una reazione del genere ed il tutto non mi ha stupito più di tanto, allo stesso tempo devo ammettere di non riuscire a nascondere il mio schifo per tutto questo.

E per finire, devo mantenere la mia tradizione e fare una domanda spastica. E' carnevale, e tu ti vesti da Arlecchino (scelta obbligata, ogni pezza per ogni colore delle canzoni). Così ti fai un giro per Venezia, ed in una calle trovi cinque tizi che cominciano a tirarti dietro carta igienica al posto delle stelle filanti. Sti tizi sono vestiti da Pantalone, Pulcinella, Gianduia, Colombina e Balanzone. Quale di questi è Davide Piovesan, e perché?
'sti cazzi che domandina... Che dire, Piovesan non è così facile da nascondere in uno tra i personaggi che citi, forse perché è di per sè una personalità che meriterebbe di divenire una maschera.
La marzialità e l'ordine che cerca in tutti i modi lo avvicinano forse a qualche personaggio più contemporaneo, magari di Verdone, allo stesso tempo l'attento uso del turpiloquio lo spostano verso altro di più basso e comune nella teatralità di tutti i tempi. So solo che comunque lo si veda non si limiterebbe a tirarmi dietro semplice carta igienica...
P.S. In anteprima assoluta una piccola curiosità su di lui... Dovete sapere che il buon Piovesan fa spesso delle comparse in famosissimi Blockbuster americani che vengono girati a Venezia... Cercatelo in "The Italian Job" per esempio, in una delle scene iniziali! Durante il prossimo mese lavorerà addirittura come comparsa in un film con Al Pacino, vestito da frate (!!!). Dimenticavo, ha lavorato anche con il grandissimo Turturro.

Ok, a te le ultime parole famose.
Ti ringrazio per le interessanti e divertenti domande e per il gran supporto. Invito tutti i lettori a visitare il nostro sito e quello della mia label, Amaranth (http://www.amaranthrecordings.com/) per avere ulteriori informazioni o aggiornamenti.
A presto, spero molto presto,
Davide Tiso

Sito internet: http://www.ephelduath.net/