Eneth
(Hellvis - Gennaio 2003)


Il traguardo è lì, davanti a te. Pochi metri ti dividono dalla meta, la vittoria sembra in pugno ma... qualcosa va storto! I muscoli cedono, le forze vengono meno e sei costretto a fermarti. Il traguardo è ancora lì, davanti ai tuoi occhi. Lo vedi, lo desideri ma non puoi più raggiungerlo. E la vittoria è sfumata...
Riuscite ad immaginarvi una sensazione più frustrante? Ecco, penso che Count David e Alexander degli Eneth sappiano bene cosa significhi questo stato d'animo. Infatti, proprio quando alcune etichette straniere dimostrarono un concreto interesse nei confronti della band veneta, il gruppo rischiò lo scioglimento.
Ci è voluto un po' di tempo per riprendersi da una mazzata di questo genere. Ma ora gli Eneth sono tornati per riprendersi ciò che gli era dovuto. La voglia di rivincita è tanta.
Quest'intervista è stata condotta via e-mail con il bassista e cantante Count David:



Com'è nata l'idea di suonare la musica proposta dagli Eneth?
L'idea è nata nel 1998. Dopo aver suonato per diversi anni nei Burial Place ed aver accumulato una certa esperienza, decisi di dedicarmi ad un progetto che si avvicinasse maggiormente a gruppi quali Emperor, Limbonic Art ed Arcturus. Così cominciammo io e Francesco Dal Molin (l'attuale chitarrista dei Chronic), anche se presto, con l'ingresso di Alexander alle tastiere e Marco (Warmonger - Insane Assholes) alla batteria, diventammo un gruppo completo. Pur essendo nostra intenzione suonare black metal dalle tinte sinfoniche/avanguardistiche, volevamo rendere i nostri brani più vicini alla nostra cultura ed alla nostra tradizione musicale. Nacque quindi il nostro "Venetian black sound", che tuttavia non è qualcosa di definito o definibile, ma un'entità in continua evoluzione.

Molti dicono che il black metal sia un genere ormai alla frutta. Musica come la vostra sembrerebbe smentire queste affermazioni. Cosa rispondi a questi detrattori?
In verità lo penso anch'io. Di gruppi black ne nascono continuamente, ma lo spirito che ha dato vita a questo genere è ormai morto e sepolto. Certe sonorità, certe immagini, certi argomenti avevano un senso 10 anni fa, ora assumono delle sembianze patetiche ed obsolete. La soluzione non può che essere l'evoluzione, la ricerca, la sperimentazione. In Norvegia questo l'hanno capito, mentre qui in Italia si parla ancora di "attitudine", "purismo", "coerenza" e stronzate simili. Una maschera con cui nascondere l'incapacità. Gli Eneth hanno un background che fa riferimento al black metal, certamente, ma non siamo mai rimasti legati al passato.

Quali sono i temi che trattate nei testi?
Sostanzialmente analizziamo l'amore e l'odio come un'unica entità che sconvolge l'animo e la mente dell'uomo. La bellezza diventa quindi sinonimo di morte. Venezia viene descritta come una splendida fanciulla morente, il cui fascino geometrico contiene in sè il germe dell'oblio. Sono immagini, metafore... difficile spiegarne il contenuto.

Gli Eneth hanno avuto gravi problemi di line-up. Cosa ti ha dato la spinta per ripartire?
Sicuramente l'arrivo del nuovo batterista, Samuel, e del nuovo chitarrista Sir Eledar. Entrambi sono più giovani rispetto me ed Alexander, ma possiedono un'ottima preparazione e molta esperienza, oltre ad essere motivati in ciò che fanno. Sono entrati negli Eneth con le idee chiare e con molti progetti da realizzare.

La Venezia barocca è uno scenario interessante. Unito alla spiccata melodia, la vostra proposta musicale potrebbe attirare un gran numero di ascoltatori, soprattutto all'estero. Avete avuto proposte interessanti negli ultimi tempi?
Le proposte sono arrivate subito, sia dall'Italia che dall'estero, ma i problemi di line-up di cui parlavamo prima hanno mandato a monte tutto. Ciò che rimane è un ottimo curriculum, visto che in pratica non abbiamo mai ricevuto recensioni negative, ed una certa consapevolezza sugli errori e le ingenuità che i gruppi, al loro esordio, regolarmente commettono. Tutto ciò sarà estremamente importante quando daremo alla luce il nostro prossimo lavoro.

Il vostro nuovo album, previsto per il 2003, ricalcherà in qualche modo lo stile di "Baroque Esprit" (recensione: demo 23 Dicembre 2002 - 29 Dicembre 2002) o sarà differente?
Ci saranno molti punti in comune, ma tante cose saranno diverse. I nuovi brani hanno una media di 13 - 15 riffs cadauno, quindi molto più complessi, ed anche dal punto di vista ritmico siamo usciti dal solito black metal iperveloce per dedicarci a qualcosa di più tecnico e vario. Le chitarre, viceversa, avranno un suono più "nordico", anche se ci saranno ugualmente molte melodie. Vi saranno dei cambiamenti anche nel mio modo di cantare.

Quant'è importante per voi l'esibizione dal vivo?
Inutile dire che una musica così complessa è difficile da riproporre sul palco. Sicuramente dopo le registrazioni faremo qualche concerto, ma rimane pacifica la nostra predilezione per il lavoro in studio.

La Venezia barocca rappresenta la decadenza di una gloriosa ex-repubblica marinara. Attualmente il capoluogo veneto sta vivendo un altro tipo di decadenza, ben più grave. E' una città che sta morendo. Pensi che lo stato stia facendo qualcosa di concreto per la salvaguardia di questa bellissima città?
Lo stato italico non ha mai fatto nulla per Venezia. 1100 anni di storia sono stati progressivamente cancellati, tant'è che nei libri utilizzati dalle scuole medie e superiori non vi è scritto quasi nulla. Il problema della salvaguardia è solo la punta di un iceberg. Ma le cose, prima o poi, cambieranno...

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