Distress
(MoonFish - Maggio 2005)
Il gothic e il doom sono generi tanto belli quanto a elevato rischio di
ripetitività. Quante volte avete visto album con la stessa identica
copertina e, come se non bastasse, suonava pure uguale a quell'altro disco
di quell'altro gruppo che aveva la copertina uguale a quell'altro di quegli
altri... Beh, a "The Mourning Sign" dei francesi Distress (che credevo di
Lille, ma come vedrete credevo male) a prima vista non dareste un soldo di
fiducia: nebbia e piante ritorte in copertina, testi piagnoni... Nulla di
nuovo, insomma. Però quando avrete sentito la loro musica ed i loro
efficacissimi innesti di violino da una parte, e di parti death da un'altra,
forse vi potrebbe venir voglia di spenderlo, quel soldino di fiducia. Ne
parliamo con Philippe Miralles, in pratica il direttore d'orchestra dei
Distress.
La mia prima domanda è sempre la stessa per tutte le band che
intervistiamo per la prima volta, quindi... Come mai avete scelto Distress
come nome per il vostro gruppo?
Volevamo un nome che suonasse bene, che avesse diversi significati, e che
rappresentasse il tipo di musica che volevamo creare. La nostra musica
tratta di angoscia (ossia "distress" - nd MoonFish) e del coraggio che l'accompagna.
Cos'è successo a Lille nel 1996? Cosa vi ha spinti a formare una band ed
a scrivere canzoni?
Solo una cosa: la Thundering Records ha base a Lille, ma noi veniamo da
Strasburgo, vicino al confine tedesco. Eravamo giovani arrabbiati ed avevamo
bisogno di un mezzo per esprimere tutto ciò che stava andando male nelle
nostre vite, tutta la frustrazione e la rabbia che potevamo trovare dentro
noi stessi. Sono stati tempi difficili e abbiamo deciso di suonare la musica
più oscura e tormentata possibile per ripulire le nostre menti da quelle
faccende. I Distress avevano, ed hanno tuttora, delle virtù catartiche.
Vedo che in effetti la band è composta da te e Laurent Haas. E' parte
attiva del processo compositivo o si limita a sputare sangue sulla batteria?
Ora siamo quattro membri a tempo pieno: io e Laurent, ma anche Eric
Lorentz (chitarre) e Thibaut Xhaard (basso). Sono stato il principale
compositore nei primi due album ma ora abbiamo deciso di condividere la
scrittura e, a parte i testi, il nostro terzo album sarà uno sforzo
collettivo. Abbiamo gli stessi obiettivi musicali, e poi ognuno porta
qualcosa di personale al tutto. Il risultato è una gamma di canzoni molto
più variegata e poi mi sembra musica più diretta ed orecchiabile di prima.
Condividere la composizione con gli altri è decisamente la sensazione più
eccitante che abbia mai provato.
Ascoltando la vostra musica appare piuttosto chiaro che gli elementi
gothic/doom e death metal dominano il vostro stile, ma io ho sentito anche
molto heavy metal classico... Ho torto o ragione?
La nostra musica è una miscela di diversi tipi di metal. E' chiaro che
gothic, doom e death sono le fondamenta sulle quali basiamo la nostra
creazione. Ma io direi che più che heavy metal potrebbero esserci delle
influenze thrash in certe parti di chitarra. Non credo che i Distress
abbiano usato espedienti heavy metal, ma la nostra musica è certamente
radicata nel vecchio metal classico, ma con un approccio innovativo e
personale.
Paradise Lost, Bolt Thrower, Candlemass... Queste sono alcune delle
influenze che ho riconosciuto nelle vostre canzoni. Sono pazzo o pure?
I Paradise Lost sono il mio gruppo preferito e la loro influenza è ovvia
nel nostro primo album "Close To Heavn", forse meno ovvia nel secondo.
Siamo molto più legati a bands quali Nevermore, My Dying Bride, Anathema od
Opeth. Mescoliamo le atmosfere e gli aspetti emozionali del doom metal con
l'energia ritmica e la violenza vocale dei gruppi thrash e death.
La tua voce cambia tono molto spesso nelle vostre canzoni. Qual è la
posizione che preferisci per la tua performance? Voci classiche e pulite,
growl/screaming, o canti teatrali su tonalità alte à la Cavanagh?
Mi piacciono tutte, essendo ognuna un aspetto di me come cantante. Mi
piace contrapporre gli estremi come modo per creare contrasto. Mi rendo
conto che tutte queste variazioni vocali evidenziano i diversi stati d'animo
contenuti nella musica: rabbia, dolore, malinconia, insidia... E' anche una
sfida personale quella di essere capace di collegarmi all'atmosfera di ogni
nuova canzone e sviluppare tecniche di canto differenti, per evolvere e
progredire.
"Reflectionless", la traccia di apertura dell'album, mi ha
immediatamente colpito con la sua forte apertura di violino... Chi suona il
violino su quella canzone?
L'ha suonato mio padre. All'inizio volevamo usare una semplice
introduzione di chitarra, ma ho avuvo l'impressione che queste due melodie
intrecciate avrebbero suonato meglio col violino. Così gliel'ho chiesto ed
il risultato è grandioso. Forse è l'inizio di un nuovo approccio
sperimentale e ci sentiamo liberi di usare qualsiasi cosa che ci faccia
avere un suono migliore.
Il vostro artwork ed i vostri testi, anche se appropriati alle vostre
atmosfere, riflettono un cliché tipico di questo genere di musica: il
decadentismo romantico. Vedete all'orizzonte un qualche altro modo per
rinnovare questo genere?
L'artwork di "The Mourning Sign" rappresenta una specie di natura
pervertita. Si adatta perfettamente ai temi sviluppati nei brani. La
freddezza e l'aspetto contorto di tutta la parte visuale dell'album è del
tutto appropriata, per quanto a prima vista sembri essere classica. Il
nostro prossimo album certamente presenterà un modo per rinnovare il genere.
Non è ancora finito, ma quello che abbiamo già fatto è incredibile! Vedrai.
Riguardo ai testi, sono molto personali e davvero non capisco di che cliché
staresti parlando. Scrivo di ciò che vivo o di come mi piacerebbe vivere e
ciò non viene influenzato da altre band. Per nulla.
State suonando dal vivo, o avete in programma di esibirvi? Come
risponde il vostro pubblico?
Ora che siamo quattro membri facciamo qualche concerto, ma non tanti
quanti ce ne piacerebbe fare. La risposta del pubblico è solitamente molto
buona. Chi conosceva già i nostri album ci ha detto che le loro atmosfere
erano presenti anche nel live, e chi ci ha scoperti sembrava apprezzare la
musica che suonavamo. Questo è uno degli aspetti che vorremmo sviluppare di
più in futuro.
Ho come la sensazione di dimenticarmi di chiedervi qualcosa di
importante... Rispondete qui alla domanda che non vi ho fatto!!
Mi sarebbe piaciuto suonare la chitarra su "Icon" dei Paradise Lost, e
cantare su "Archaic Course" dei Borknagar o "Mandylion" dei Gathering, anche
se naturalmente non sarei stato capace di fare voci femminili, ma questo
album mi ha sempre ipnotizzato.
Sito internet: http://www.distress-music.com/