Closterkeller
(Hellvis - Luglio 2003)


Raffinati, creativi e ricchi di talento, i Closterkeller stanno cercando di farsi conoscere al di fuori della loro Polonia. Recensendo la versione inglese del loro album "Graphite" mi sono reso conto del grande potenziale di questa band. Gli amanti del gothic o della darkwave non possono non apprezzare il loro suono personale e la capacità di comunicare emozioni.
Questa intervista, condotta via e-mail, vede come interlocutrice la cantante Anja Orthodox, immagine stessa della band. Noi di Shapeless la ringraziamo per le risposte lunghe e spesso personali, mai banali.



Dopo quindici anni di attività siete ormai una sorta di istituzione musicale in Polonia. Siete pronti a conquistare nuovi fan in occidente?
Certamente! E sono lieta di dire che ne abbiamo già un po'! Da quanto "Graphite" è distribuito fuori dalla Polonia abbiamo già ricevuto un paio di e-mail piene di complimenti! Abbiamo suonato al Wave Gothic Treffen e l'accoglienza è stata veramente positiva. Tra l'altro, lo stesso giorno una "vostra" band stava suonando lì - gli Evenfall. Oh, gente... I miei complimenti a questa meravigliosa band! Ne sono stata letteralmente rapita!

La critica e i fan concordano sul fatto che "Graphite" sia il vostro lavoro migliore. Con questa ristampa sembra che anche voi condividiate la stessa opinione. Pensate questo viste le 50.000 copie vendute solo in Polonia o, per qualche motivo personale, lo considerate un album speciale a prescindere?
E' stato un album molto speciale per la band. A prescindere dal fatto che si tratta del nostro lavoro migliore, il più bello e maturo (secondo me), esso è stato creato in circostanze molto tristi. Fatti che i fan conoscevano e ne erano coinvolti. In pratica, il matrimonio tra me a Krzysiek (Krzystof Najman, bassista - nd Hellvis) era finito; lui era l'altra colonna portante della band. L'album è stato registrato un mese dopo la nostra rottura, un fattaccio tale che avrebbe potuto fungere da spunto per una telenovela... Nonostante tutto, era così importante per noi registrare quell'album che abbiamo cercato, per quanto possibile, di soffocare i nostri sentimenti e le nostre emozioni e di cooperare, lavorare assieme per il bene della musica. Non avevo mai pensato nella mia vita di dover superare una prova così dolorosa. Molto di quello che stavamo provando interiormente si è riversato in qualche modo nell'atmosfera dell'album. Sì, è un disco molto, molto speciale per me. A registrazioni concluse, Krzysiek ha abbandonato i Closterkeller.

Cosa stanno facendo i Closterkeller attualmente? Quali sono i vostri piani futuri?
Dopo un lungo periodo di ibernazione siamo tornati al lavoro ed abbiamo già pronti tre quarti del materiale per il nuovo album. Dovrebbe uscire in autunno. A dirla tutta, il suo nome è preso dalla vostra lingua! Infatti, si intitolerà "NERO" (in italiano nell'originale - nd Hellvis). Penso che non sia il caso di tradurre, vero?! Ritengo inoltre che questo colore sia molto indicativo nei riguardi dell'atmosfera che il nuovo album possederà.

Parliamo ora del vostro passato. Quando sono nati i Closterkeller? Perché avete scelto questo monicker?
I Closterkeller sono stati fondati nel 1988. Abbiamo iniziato come giovani musicisti privi di esperienza. Perché questo? Beh, semplicemente amavamo la musica e volevamo tanto suonare. Non avremmo mai pensato di poter diventare famosi, figurarsi l'istituzione che siamo in Polonia. Abbiamo suonato ovunque se ne presentava l'opportunità, spesso nei "concorsi per band debuttanti" o simili. Bene, piano piano abbiamo cominciato a vincere tutte queste competizioni. Anche le più importanti e prestigiose! Per noi è stato qualcosa di incredibile.
Riguardo al monicker... Beh, è stato preso da una bottiglia di vino! In pratica, agli inizi, quando ci trovavamo e cominciavamo a suonare, il mio amico Zbyszek ha notato una bottiglia di "Closterkeller" (è una marca di vino) abbandonata sul marciapiede. Correndo, ci ha raggiunti dove stavamo suonando (la bottiglia era vuota), gridando: "OK ragazzi, vi ho trovato un nome!". E così è stato!

Poco alla volta, avete guadagnato reputazione grazie ai concerti e all'elevata qualità dei vostri lavori. Perché avete deciso di intitolare gli album con nomi di colori? E, assieme a "Graphite", quale altro album vi ha soddisfatto maggiormente?
Esatto... Se siamo arrivati qui è solo grazie a noi stessi. E al pubblico. Perché i media non ci hanno trattati con le pinze. Francamente, è stato quasi l'opposto: per parecchi anni siamo stati gli zimbelli di tanti giornalisti musicali perché, quando suonavamo, non procedevamo lungo i binari artistici e musicali che essi volevano - non chiedermi perché - che le band seguissero... E' stato quasi un miracolo che siamo sopravvissuti! Altri che suonavano come noi sono stati sistematicamente eliminati.
I nomi dei colori sono venuti così. Intendo, all'epoca "Purple" era la nostra canzone migliore, quella per la quale eravamo più conosciuti, così scelsi quel nome come titolo per il primo album della band. Mentre stavamo registrando il nostro secondo disco, una delle canzoni si intitolava "Blue", così pensai: "Perché non un colore di nuovo?". E così è stato. Penso che la storia dei colori sia un'idea molto buona. Quando i nostri fan vedono che un nostro album è colorato, sanno subito che si tratta di una produzione in studio. Gli altri (concerti o compilation) hanno nomi "regolari".
Per quanto mi riguarda, il mio secondo album preferito è quello che abbiamo fatto prima di "Graphite": "Cyan". I nostri ascoltatori però non la pensano tutti allo stesso modo. Da quanto ho dedotto parlando con loro personalmente o dalle indagini che ho condotto tramite il sito internet, pare che ogni album abbia il suo buon numero di fan. Ai vertici delle preferenze si trova "Graphite", di poco, mentre all'opposto si trova il nostro primo album "Purple" - del quale anch'io penso che sia terribilmente fiacco...
Sono anche molto fiera della compilation "Pastel" ma per tutt'altro motivo: ho voluto uscirmene con qualcosa di veramente unico. In pratica ci sono 2 CD: "Past", un normale "best of", e "El", un CD esclusivamente multimediale (ovvero, devi usare il tuo PC per farlo funzionare) nel quale ci sono video, una mia lunga intervista e spezzoni dei nostri vecchi concerti, foto e un'ora e mezza di curiosità in mp3 (ad esempio, alcune registrazioni orribilmente mostruose del nostro primo concerto). E' stata un'idea esclusivamente mia; credo che sia la prima volta al mondo che una cosa simile sia stata fatta! I fan l'hanno letteralmente adorata!

Pensi che essere una cantante carismatica sia un vantaggio per raggiungere il successo?
Penso che questo sia il fattore più importante, ma non l'unico. Beh, in questo modo sei sicuro di farti notare tra la marea di competitori. Ma la gente ci adora principalmente per la musica, per le durevoli sensazioni che provano dentro di essi dopo i concerti, per la mia voce (che non utilizzo solo per cantare, ma anche per affascinare!). E per i testi. Sono molto importanti in ciò che i Closterkeller creano.

La Polonia ha una scena metal molto interessante e ricca. Si può dire lo stesso riguardo al gothic o alla darkwave?
Certo. Soprattutto negli ultimi anni, questa moda si sta sviluppando in maniera dinamica. Comunque, sia il metal che il gothic sono assolutamente ignorati dai media polacchi. E' una cosa senza speranza, perché il numero di persone che ascoltano questi tipi di musica è altissimo. E' una costante che le scene gothic e metal si sovrappongano, principalmente per l'apparire delle cosiddette "gothic-metal bands". Molti odiano questo genere, personalmente mi piace. Inoltre, i metallari si trovano a meraviglia con le darkettone!

Chi è il compositore principale nei Closterkeller? Qual è il vostro metodo compositivo?
Differisce a seconda dei casi. Non seguiamo un metodo compositivo. La maggior parte delle volte capita che uno di noi (solitamente il chitarrista o il bassista) se ne esca con una buona idea o anche un singolo passaggio sulla chitarra, e tutti quanti lo completiamo con più suoni, assieme. Alle volte l'idea è mia: suono qualcosa sulla tastiera e la parte vocale segue spontaneamente. Altre volte compongo a cappella (come ad esempio nel caso di "The Reign Of The Comet"). Ora che anche far musica col computer è diventato così facile, creo sempre più cose nuove a casa assieme al chitarrista, dopo di che le portiamo alle prove. Comunque, la forma finale e il senso della canzone è controllato esclusivamente da me, esattamente come l'album nel suo insieme. Attingo dalle mie intuizioni e gradualmente anche alla mia esperienza. Proprio per questo i Closterkeller continuano a mantenere il loro specifico feeling, il loro carattere, nonostante alcuni cambi cruciali ai componenti della band nel corso degli anni.

Riguardo ai testi, alle volte sono molto intensi e spesso malinconici. Sono riflessi di esperienze di vita vissuta? O sono soltanto creazioni poetiche?
La maggior parte delle volte è così. Ma non sempre riflettono esperienze della mia vita. Guardo intimamente anche gli altri. L'essere umano è la mia fonte di ispirazione. Il suo cuore e la sua anima. I sentimenti che nascono in esso e i cambiamenti successivi a ciò che gli succede intorno. Da quanto ho letto "Il Tempo Ritrovato" di Marcel Proust al liceo sono quasi impazzita e mi sono tramutata in lui. Ho cominciato a vedere il mondo alla sua maniera: osservando e ricevendo sensazioni.
Altre volte sono solo storie che ho inventato o che ho sognato. Sì, i testi sono una parte molto importante dei Closterkeller. E' stata anche questa la ragione per cui ho deciso così tardi di rivolgermi a un audience straniera. I miei testi non sono semplici, giocano su numerose metafore, su collegamenti con la letteratura e sono scritte in uno stile forbito. Fortunatamente abbiamo incontrato Unicornis, un anglicista veramente talentuoso e un poeta. Le sue traduzioni sono geniali. Sono tutte precise e poetiche. Ora non temo più che i Closterkeller in inglese possano somigliare a una pecora rasata!

C'è un concept dietro all'universo lirico/musicale dei Closterkeller?
Creo la musica che mi piacerebbe ascoltare personalmente. Così, io stessa divento parte della mia audience. Voglio fare qualcosa che sia Arte. Per me, la bellezza è il fulcro dell'arte. E mi struggo per portare questa bellezza alle persone mediante la mia musica e i testi. La bellezza commuove, e alle volte colpisce, ma rende sempre felici. Voglio creare qualcosa che stimoli gli ascoltatori per lungo tempo. Questo è il mio scopo. Il nostro scopo.

Quando avremo l'opportunità di vedervi dal vivo in Italia?
Beh... Non abbiamo ancora in programma dei concerti nel vostro paese, però mi piacerebbe tantissimo suonare lì, perché amo l'Italia. Penso che sia il più bel paese d'Europa. Ci sono stata due volte e mi ha grandemente impressionata. Aspetto con impazienza qualunque offerta. Per concludere, vi ringrazio tutti quanti per la lettura di questa intervista e mando un grande "ciao" a tutti i fan del dark nel vostro paese. Sono lieta di annunciare che una versione italiana del nostro sito, preparata da un fan italiano, sarà presto disponibile.

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