Canaan
(Danny Boodman - Febbraio 2006)


Dopo un album della caratura di "The Unsaid Words", non potevamo davvero non fare una chiacchierata con i nostrani Canaan, una band che per professionalità, qualità e maturità artistica si staglia nel panorama odierno come un faro. Lascio quindi la parola a Mauro Berchi (voce, chitarra, basso e samples), che si rivela un interlocutore disponibile e preciso.



Ciao Mauro, innanzitutto volevo complimentarmi per lo splendido lavoro che avete creato. Poi potremmo iniziare a presentare la band: come mai avete scelto il nome Canaan?
Ti ringrazio dei complimenti. Cominciammo a suonare come Canaan negli ultimi mesi del 1995, subito dopo lo scioglimento dei Ras Algethi (gruppo nel quale suonavamo io, Luca e Matteo). Il nome fu scelto "prendendo in prestito" una canzone degli Amon Düül II intitolata "Kanaan"; eravamo alla ricerca di un nome corto e semplice da ricordare, e la scelta fu immediata.... Fino al 1997 restammo un trio (il primo disco "Blue Fire" fu registrato con questa line-up a tre), poi ad inizi 1998 prendemmo un bassista (Anthony Duman) con il quale abbiamo registrato i seguenti "Walk Into My Open Womb" e "Brand New Babylon". A fine 2000 Anthony ci lasciò per problemi lavorativi, e nel 2001 inserimmo al suo posto Nico. Per ultimo si è aggiunto Andrea, e con la line-up a 5 abbiamo fatto "A Calling To Weakness" ed il nuovo "The Unsaid Words". Direi che a meno di eventi inaspettati, questa è e rimarrà la formazione CANAAN definitiva.

Da dove nasce l'idea di comporre una musica così disperata? E' la vostra natura?
E' frutto di quello che siamo come persone. Niente di artificiale, niente di finto, niente di costruito. Suoniamo così perchè così è quello che sentiamo e viviamo nella vita di tutti i giorni. Non sono mai stato una persona equilibrata, non sono mai stato troppo "sereno", ed il concetto di "felicità" ha per me un'accezione che molti riterrebbero da manicomio. Credo che la musica Canaan risenta di questa visione un po' deviata della realtà...

Cosa è cambiato tra il nuovo album e il precedente "A Calling To Weakness"?
La differenza principale sta nel metodo utilizzato per la composizione dei brani, che su "A Calling To Weakness" erano frutto non di improvvisazione quanto di prove in saletta come moltissimi gruppi fanno. A livello concettuale direi che "The Unsaid Words" è un passo avanti sulla strada che, partendo da odio e rabbia, raggiunge la prostrazione passando per l'accettazione del male. Siamo a metà strada. E come puoi ovviamente immaginare, vedo il bicchiere mezzo vuoto, e la strada rimanente in decisa salita.

Avete definito il nuovo album con queste parole: "The Unsaid Words is a soundtrack of knowledge. Of the knowledge of an unavoidable physical and psychological withering" (vale a dire "The Unsaid Words è la colonna sonora di conoscenza, della conoscenza di un inevitabile avvizzimento fisico e psicologico"). E' già molto chiara come dichiarazione, ma vi andrebbe di commentarla?
C'è chi invecchia bene, come il vino pregiato. C'è chi invecchia malissimo, come un mobile roso dai tarli. Io sono tra questi ultimi. Sempre in bilico (fisicamente e psicologicamente), sempre preso in un mare di problemi, alcuni reali, altri inventati, ma tutti sempre dolorosamente presenti e pressanti. E se da giovane si hanno scorte di energie sufficienti a far fronte a quello che accade (spesso reagendo con sano odio e altrettanto sana rabbia), con il passare del tempo ti ritrovi ad essere testimone PASSIVO dello stillicidio di quelle preziose energie. Stanco, svuotato, come una banderuola in preda al vento. "The Unsaid Words" è una sorta di testimonianza di questo processo di decadimento, che per quanto mi riguarda sembra essere assolutamente inarrestabile.

Ho apprezzato tantissimo (e ho voluto sottolinearlo nella mia recensione) il fatto che questo lavoro non dà l'idea di qualcuno che si piange addosso... Sembra proprio una fredda consapevolezza del dolore, della perdita. Mi sbaglio?
No, direi che hai centrato piuttosto bene il punto. L'auto-commiserazione (che è comunque un sentimento comprensibile), non fa per me, almeno non ancora. L'essere conscio di quello che non funziona non significa necessariamente abbandonare l'idea di poter aggirare l'ostacolo. Rimane molto da comprendere, è vero. Rimane molto di negativo da "metabolizzare", è vero. Ed è altrettanto vero che si viaggia (io per lo meno) con sulle spalle un fardello di frustrazione sempre più pesante. Ma per il momento si continua a viaggiare. Cosa possa succedere quando questo fardello diventerà troppo pesante da portare non lo so. Sicuramente niente di buono. Ma prima che questo accada rimarrà ancora molto, molto tempo per sbagliare, perdere e disfare quello che si costruisce. Un po' come una gigantesca tela di Arianna, fatta e disfatta con la stessa fredda determinazione.

Musicalmente quali sono le vostre influenze principali?
Non saprei proprio dirti. Non abbiamo mai avuto alcuna "direzione prestabilita" e suoniamo quello che ci piace senza porci problemi di tipo stilistico. Posso dirti che - venti e più anni orsono - i due gruppi che mi spinsero ad iniziare a suonare furono Christian Death e Celtic Frost, ma non so quanto della loro musica sia passato per osmosi in quello che suoniamo come Canaan...

Da cos'altro traete ispirazione?
Penso di poter affermare che la mia più grande fonte di ispirazione deriva dalla mancanza di equilibrio. Mi sono sempre sentito fuori posto, in qualunque posto. Sempre a pensare non tanto alle cose belle che accadono quanto a quelle brutte che accadranno. Sempre a confrontare quello che E' con quello che AVREBBE POTUTO ESSERE...... Ad analizzare una miriade di "what if ?" che alla lunga sono risultati devastanti. Ed è proprio questo sbilanciamento "emotivo" ad essere fonte di energia. Negativa, naturalmente, ma pur sempre energia.

Ho letto che il processo di songwriting è stato piuttosto inusuale, con queste piccole jam smontate e rimontate. Potete raccontarci qualcosa a questo proposito?
Fin dalle nostre primissime esperienze in studio, siamo sempre stati concettualmente restii a sprecare soldi per comprare delle "ore" in uno studio. Sempre con la fretta addosso, sempre di corsa, sempre senza tempo per fermarci a pensare a quello che stavamo facendo, sempre più nauseati dalla consueta progressione "prova i pezzi - registra i pezzi - soldi finiti - fuori dalle scatole". Per cui nel 2003, alle soglie del quinto disco, abbiamo deciso di investire i nostri pochi soldi per mettere in piedi uno studiolo che ci permettesse di registrare con tutta la calma del mondo. Una volta pronto, abbiamo cominciato a registrare una miriade di micro-sessioni improvvisate con line-up ridottissime (a volte addirittura solo batteria e chitarra o batteria e tastiere....), che venivano ogni volta modificate "individualmente", arricchite, limate e modificate. Una sorta di puzzle sonoro al quale ognuno di noi metteva mano spostando i pezzi..... Agli inizi del 2005 io e Nico abbiamo preso questi mille frammenti e li abbiamo incastrati a formare degli scheletri di canzone più o meno stabili. Da li siamo passati ad una fase di ri-arrangiamento e ri-registrazione delle parti definitive, e poi al mixaggio definitivo (in uno studio di classe A ben migliore del nostro in quanto a strumentazione - il Noise Factory qui a Milano). Devo dire che questo metodo di registrazione ha mostrato quasi solo aspetti positivi, dandoci modo di pensare e ripensare a molti elementi che in passato eravamo sempre stati costretti ad accantonare. E sarà di sicuro il metodo che utilizzeremo anche in futuro.

Come sono nati tutti i frammenti che fanno da cornice ai brani più 'classici'? E' stata una scelta ben precisa?
Il più delle volte andiamo alla ricerca di un'atmosfera. E in molti casi i tradizionali strumenti "rock" non sono adatti a raggiungere quello che ci serve. Per cui usiamo altro. L'abbiamo sempre fatto fin dal primo disco.... E' solo una questione di prospettiva - sebbene molti ascoltatori ritengano i brani ambient come semplici riempitivi, per quanto mi riguarda hanno la stessa importanza di quelli più canonicamente suonati. Anzi, spesso ne hanno una anche maggiore.

Come è nato il bellissimo artwork? Cosa volevate esprimere?
Ho cominciato a lavorare all'artwork in contemporanea con il mixaggio del disco. Avevo qualche vaga idea di cosa realizzare, e dopo alcuni tentativi infruttuosi ho trovato la giusta strada. Ho cercato di tramutare in immagini le sensazioni che provavo ascoltando i brani, e penso di esserci riuscito piuttosto bene. Personalmente ritengo che una buona grafica debba essere un completamento necessario della musica, per rafforzarla, per darle ulteriore corpo. Senza un buon aspetto grafico, anche il migliore dei dischi perde molto mordente, almeno per il mio gusto ed il mio punto di vista.

I testi invece come nascono?
Mi capita a volte di rimanere impressionato da qualcosa. Non molto spesso. Quando accade, cerco di fissare immediatamente su carta una parte di quell'impressione. Anche qui, come per la musica, funziono un po' "a frammenti": scrivo qualche riga, poi la metto da parte e la lascio "sedimentare" per un tempo che può essere anche molto lungo. In un secondo tempo riprendo in mano tutti i frammenti e vedo se esiste un qualche filo conduttore che li possa legare. Non mi capita quasi mai di riuscire a scrivere di getto; anzi il più delle volte è un processo molto intricato, non lineare, frutto di molti tentativi falliti. Penso sia significativo notare come mi rimangano impresse quasi esclusivamente cose negative. Tengo a precisare che non è una scelta artificiosa. Scrivo di quello che mi tocca e mi sposta da una ipotetica "linea retta psichica". Non che mi sforzi poi molto di seguirla, ma quando mi sposto da essa, me ne rendo conto, e ne nasce uno squilibrio che i miei testi portano alla luce.

State già pensando al nuovo materiale?
Per ora ci siamo presi una pausa per ricaricare le batterie. Penso che non ricominceremo a suonare prima di qualche mese. Abbiamo comunque qualche "frammento" rimasto fuori da "The Unsaid Words" che potrà fungere benissimo da punto di partenza per un nuovo disco. E ora che abbiamo preso confidenza con il nuovo metodo di registrazione "a puzzle" credo e spero che il prossimo disco CANAAN vedrà la luce ben prima dei quattro anni che sono intercorsi tra "A Calling To Weakness" e questo....

Mauro, se non sbaglio, la Eibon Records, che pubblica i vostri lavori, è di tua proprietà, giusto? Cosa puoi dirmi in proposito? Cosa vuol dire gestire in Italia una etichetta che tratta generi così elitari?
Esatto, Eibon Records sarebbe il mio lavoro quotidiano. Uso il condizionale dal momento che il concetto di "lavoro" implicherebbe necessariamente un ritorno di qualche tipo, cosa che nel mio caso avviene (quando avviene) in modo del tutto aleatorio. Non esiste alcun tipo di correlazione tra la quantità di fatica ed energie profuse ed il ritorno (anche quello "volgarmente" economico). Si lavora (e molto) per la "gloria" (ma quale gloria ??). Pur essendo favorevole alla diffusione del p2p e degli mp3, che possono essere un ottimo strumento di valutazione pre-acquisto, mi sono rotto le palle delle migliaia di donwloader selvaggi che scaricano come muli senza poi comprare nulla. Mi sono rotto le palle di tutti quelli che NON vogliono capire che se un milione di persone scarica un disco e solo due lo comprano, alla lunga le etichette piccole come la mia finiranno per chiudere. E mi sono rotto le palle della mentalità del "tutto subito e gratis"...

Bene, siamo alla fine, lascio a te la conclusione e grazie per il tempo che ci avete concesso!
Sono io che ti ringrazio per lo spazio che ci concedi. Buon proseguimento e buon lavoro con il magazine.
:: NOTHING :: NEVER :: NOWHERE ::


Sito internet: http://www.canaan.it/