ACT NOIR
(Danny Boodman - Giugno 2006)
Ancora una volta la My Kingdom Music centra perfettamente il bersaglio,
pubblicando "Automatisme Psychique" dei nostrani Act Noir. La band
riesce con grande eleganza a fondere le influenze più disparate in un
caleidoscopio di emozioni che difficilmente potrà lasciare
indifferenti. Ne parliamo con Sergio Calzoni e Stefano Nieri, i due
membri fondatori del gruppo.
Bene, iniziamo magari presentando il progetto Act Noir. La vostra storia, come è nato...
Sergio: Il progetto Act Noir nasce nel 1998 per volere mio e di
Stefano Nieri, con il chiaro intento di trovare un veicolo espressivo
libero da qualsiasi tipo di vincolo comunicativo o limitazione
artistica. Io ero reduce dal progetto dark-wave-symphonic Alma Mater
con Valerio Biagi, e all'epoca sentivo il bisogno di sperimentare nuovi
percorsi musicali "più attuali" avvalendomi dell'aiuto di musicisti in
carne e ossa e non solo di expander, tastiere o campionatori. Conobbi
Stefano mediante la classica inserzione e ricordo che inizialmente ero
un po' titubante sulla sua "attitudine musicale": aveva una sala prove
completamente tappezzata di poster di donnine scollacciate, e subito
pensai di trovarmi di fronte ad un musicista "tamarro" che fa cover di
Vasco Rossi e Ligabue, ma si dimostrò fin da subito veramente affine al
mio modo di fare musica (morale: l'abito non fa il monaco!).
Dopo un anno, e qualche cambio di formazione, abbiamo incontrato
Michele Gozzi (basso) e Claudio Pilati (batteria), con i quali fin da
subito ci fu un'ottima intesa.
Cosa desiderate comunicare con la vostra musica?
Sergio: Il bisogno di elevazione spirituale... Non vorrei sembrarti
pretenzioso, ma penso che la funzione principale della musica e
dell'arte in generale dovrebbe essere quella di "migliorare" l'uomo,
offrendo spunti di riflessione sulla realtà che ci circonda. Quindi ci
tengo a precisare che nonostante il contesto musicale in cui Act Noir
sono collocati (dark/gothic...), il messaggio che vogliamo trasmettere
alla nostra audience NON ha assolutamente valenza
negativa/misantropa/nichilista...
Le vostre influenze sono diversissime e contribuiscono a rendere
originale il vostro sound. Quali artisti vi hanno ispirato
maggiormente?
Sergio: Gli artisti che hanno ispirato il nostro sound sono davvero
tanti/troppi da citare... I primi comunque che mi balzano alla mente
sono: David Sylvian, Sigur Ros, Nine Inch Nails, Recoil, Mozart, Miles
Davis, Porcupine Tree, Depeche Mode, Pink Floyd, The Doors, Peter
Gabriel, Can, The Gathering, Bark Psychosis, Massive Attack, Brian Eno,
Erik Satie, John Cage, Andrej Tarkovskij, David Lynch, Carl Theodor
Dreyer, Signa Sørensen...
Parliamo del vostro album: com'è andata la composizione dei brani? Le idee vengono da tutti voi?
Stefano: Ogni brano ha una sua storia. Alcuni sono nati da melodie
di tastiera o da bozze composte interamente da Sergio, come
"Unheimlich" e "Drag Me Away". Altri sono nati da riff di chitarra
acustica come "Lithium Flowers" o "Absence Of Carisma". Cosa del tutto
nuova per noi è stata la genesi di "This Something": Sergio era
particolarmente "distratto" in quel periodo siccome era in procinto di
trasferirsi in Danimarca... Ci trovammo senza la nostra colonna
portante elettronica, ed un bel giorno Michele si presenta alle prove
con un brano dal ritmo incalzante appoggiato da una bella melodia di
pianoforte.
La copertina è davvero bellissima: vorreste parlarcene?
Sergio: Grazie per l'apprezzamento, sono felice ti piaccia la
copertina. Tempo fa navigando in un sito internet di pittori
"underground" (http://www.hammondgallery.co.uk/) rimasi colpito dal
dipinto "Grey Matter" di Von Cotu, artista austriaco da anni residente
in New Mexico. Contattai l'artista personalmente, il quale fu lusingato
di concederci in licenza il dipinto da usare come cover del disco.
Ritengo che "Grey Matter" rispecchi perfettamente il concetto di
automatismo psichico che abbiamo voluto esprimere nel contesto
dell'album, la cui natura è una simbiosi tra momenti ponderati ed altri
del tutto istintivi, che richiamano il metodo di "scrittura automatica"
adottato dai surrealisti francesi nel secolo scorso.
Spesso si accusa la musica elettronica di
essere fredda a poco comunicativa, invece voi riuscite ad esprimervi
molto bene attraverso di essa. Cosa ne pensate?
Stefano: La motivazione è che non siamo una band che fa musica
elettronica nel senso puro del termine. Utilizziamo strumentazione
elettronica miscelata a componenti acustiche (batteria, percussioni...)
ed elettriche (chitarre, basso), quindi il risultato finale assume una
forma più organica e meno "fredda". Ci consideriamo una vera e propria
band, composta da persone con background musicali diversi che hanno
reso possibile la genesi del sound multiforme di Act Noir.
L'unione di strumenti classici e parti
elettroniche mi ha ricordato un'altra band italiana, i Canaan. Li
conoscete? Vi piacciono i loro lavori?
Sergio: Ho avuto modo di conoscere Mauro Berchi ed il resto della
band per via del lavoro di produzione e missaggio che sto facendo per
il nuovo disco dei Colloquio (band del roster Eibon Records). Sono
rimasto positivamente colpito dalla spontaneità di Mauro e soci: prima
del nostro incontro ero infatti convinto di trovarmi di fronte persone
ultra-dark/goth, poi è bastato un piatto di tagliatelle al ragù per
capire che sono ragazzi alla mano e "goderecci" tanto quanto noi!
Alcuni brani mostrano il lato più intimo della vostra musica, mentre
altri sono comunque più ariosi, quasi pop. Credo sia un punto a vostro
favore, perché il tutto diventa ancora più vario. Voi come vi ponete
nella composizione? Semplicemente tutto nasce spontaneamente?
Stefano: I percorsi di ogni brano sono maturati in modo del tutto
spontaneo e naturale, senza mai decidere a tavolino la direzione da
seguire. È la componente ritmica di ogni brano quella che maggiormente
orienta una canzone verso certe sonorità piuttosto che altre. Esempi
emblematici sono "Unheimlich" (techno-pop oriented) e "Lithium Flowers"
(ballatona dalle forti tinte psichedeliche...), brani concepiti in modi
opposti: il primo da una bozza di Sergio con una ritmica incalzante,
mentre il secondo da riffs di chitarra particolarmente liquidi e
dilatati. Ecco forse il motivo di tale varietà...
Volete parlarci dei due remix contenuti nell'album?
Sergio: Con "Unheimlich (mesmerizemix)" abbiamo voluto spingere il
brano ai confini delle sonorità dance/EBM, dando la possibilità di
apprezzare la musica degli Act Noir anche ad un livello più "fisico"
nei clubs e discoteche alternative. Ci tengo a precisare che sono
sempre stato appassionato di techno-music "intelligente"...
L'altra bonus track è un brano composto dalla cult band Monumentum.
Roberto Mammarella (leader del gruppo) mi commissionò il remix di
questa traccia per una compilation su CD. Il risultato finale ci
piacque talmente che decidemmo di includere la canzone nella scaletta
di "Automatisme Psychique".
Cosa avete in programma per il futuro?
Stefano: Promuovere il più possibile "Automatisme Psychique" e
continuare a suonare con la finalità di realizzare un altro disco.
Prenderete in considerazione la dimensione live o siete più una band da studio?
Stefano: Indubbiamente il lavoro da studio ci piace parecchio, ma solo
se fatto in casa senza patire lo stress degli studi professionali, che
ti costringono a lavorare nella fretta allo stesso modo in cui ti fanno
sparire i soldi. Nel passato abbiamo suonato parecchio dal vivo e ci
piace molto l'atmosfera live. Abbiamo contattato diverse agenzie di
booking, ma molte sembrano davvero terrorizzate a farci suonare dal
vivo considerando il nostro tipo di musica così indecifrabile. La cosa
ridicola è che dopo una cinquantina di mail spedite ad una rosa
selezionata di agenzie di booking solo una decina scarsa ha risposto,
dicendo che la schedulazione concerti era già completa e senza offrirci
la possibilità di suonare per la stagione successiva... Se tu conosci
qualcuno potenzialmente interessato ad un'esibizione di Act Noir comunicagli il nostro indirizzo e-mail.
C'è già qualche brano pronto per il prossimo album? Se sì, cosa dobbiamo aspettarci?
Sergio: Da quest'inverno stiamo lavorando su alcuni nuovi brani e ne
siamo particolarmente soddisfatti. Devo comunque ammettere che in
seguito alla pubblicazione di un disco ci si sente piuttosto
svuotati/disorientati: ti chiedi se sarai in grado di scrivere altra
musica oppure quale direzione dare alla band... Quello che
probabilmente cercheremo di fare nei nostri prossimi lavori è di
cercare di mantenere un filo conduttore fra i brani, e di rendere più
minimali gli arrangiamenti aprendone e dilatandone le atmosfere.
Bene, abbiamo finito! Grazie mille della disponibilità e lascio a voi l'ultima parola.
Sergio: Grazie per lo spazio che ci avete concesso su Shapeless!
Per maggiori informazioni sul nostro progetto visitate il nostro sito
ufficiale e http://www.myspace.com/actnoir
Sito internet: http://www.actnoir.com/