Guida all'Epic anni '80
(Muad'Dib - Marzo 2002)


Per Epic Metal si intende il tipo di musica che unisce le sonorità più classiche del Metal a tematiche mitologiche, medioevali, fantastiche e tavolta orrorifiche.
Per questo motivo le bands dedite a metal epico hanno composizioni cadenzate, pompose, oscure e in certi casi quasi teatrali, soprattutto per quanto riguarda la voce ed i riffs di chitarra. l'Epic Metal è un genere che solitamente viene abbinato al metal classico e alle sue forme più pure, ma il tipico suono 'epico' può essere ritrovato anche in bands death e black metal. Più recentemente, (seconda metà degli anni '90) la parola Epic Metal viene spesso abbinata al Power Metal di matrice teutonica, che di norma ha un'attitudine più 'happy' rispetto all'Epic americano degli anni '80, caratterizzato da suoni cupi ma allo stesso tempo ricchi di mestosità. Le radici primarie del suono e dell'attitudine Epica nell'heavy metal, vanno ricercate da una parte nei dischi asfittici dei Black Sabbath, ma soprattutto nei brani magniloquenti dei primissimi Rainbow di Ronnie James Dio.
Già nel primo disco era in fermento un nuovo modo di intendere la musica con canzoni come "Man On The Silver Mountain" e "The Temple Of The King", ma è col capolavoro "Rising" (1976) che verranno lasciate ai posteri le basi per un nuovo tipo di Metal. I temi e le musiche di questo disco sono il prototipo di quello che diventerà l'Epic Metal.
Brani come "Tarot Woman", "Light In The Black" e soprattutto la lunga e cadenzata "Stargazer" sono in assoluto le prime canzoni di Epic nella storia del metal. Di grande importanza saranno anche gli album dei Black Sabbath con Dio alla voce (da segnalare il monumentale Heaven and Hell del 1980, con canzoni quali "Neon Knights" e "Children Of The Sea") e alcuni dei suoi album solisti (su tutti il bellissimo "Holy Diver" del 1983) impregnati del tipico marchio di fabbrica dei Rainbow e da temi fantasy. Col finire dei '70 e con l'avvento della NWOBHM, buona parte delle nuove bands si rivolgerà verso suoni più dinamici e veloci. Una posizione di riguardo nell'intendere un certo modo di scrivere musica e di concepire le liriche l'avranno soprattutto gli Iron Maiden, prima band ad essere definita 'intellettuale' per l'utilizzo di film e storie prese da libri come ispirazione per le loro canzoni, che tanto peso avrà nello sviluppo dell'Epic degli '80. Probabilmente senza album ossianici e cupi come "Piece Of Mind" (1983) e "Powerslave" (1984) l'Epic Metal sarebbe stato completamente diverso.
La risposta americana avverrà con Manilla Road e Cirith Ungol, entrambe bands esordienti nel 1981, a cui si affiancheranno ben presto Manowar e Virgin Steele nel 1982. I primi due gruppi hanno un suono più cupo e dark, a tratti quasi Doom, con reminescenze dei seventies, i secondi (soprattutto per quanto riguarda i Virgin Steele) debitori di un'atmosfera pregna della regalità dei primi Rainbow. Tutti e quattro i gruppi vengono considerati i fondatori principali dell'Epic Metal, un quadrilatero d'assalto che combattè duramente per l'affermazione di questo genere, ma che non sempre diede i risultati sperati. Al fianco di queste bands è necessario inserire anche i Warlord e gli Omen, due fra le migliori Epic Metal bands di sempre, che si unirono qualche anno dopo.
I Cirith Ungol sono da considerarsi un caso unico e inimitabile nel panorama Epic. Il loro stile ha molti punti in comune con le altre band, ma in alcuni casi è diverso e a tratti quasi estraneo. Già dal loro esordio con "Frost And Fire" del 1981, con tanto di copertina ritraente Elric con la nera Stormbringer in mano (personaggio fantasy creato da M. Moorcock), si nota un certo gusto per sonorità oscure e malevole, con la voce strozzata e sgraziata di Tim Baker, ad erigersi a guisa di menestrello degli Inferi. L'album risente ancora dell'influenza degli anni '70 ma fra tutte è d'obbligo segnalare la bellissima titletrack "Frost And Fire" autentica perla di Epic Dark Metal, così come "What Does It Take". Anche il nome della band è esplicativo dell'aura negativa che si vuole ricreare nei dischi, Cirith Ungol infatti è un nome preso dalla mitologia Tolkieniana de "Il Signore Degli Anelli", ma l'atmosfera che si respira non è quella del mondo magico di elfi e battaglie vittoriose a cui siamo abituati, bensì quella triste e desolata di un mondo alla fine dei suoi giorni, in un clima di tenebre e fuochi perenni, dove ha sopravvento la parte più malvagia e tenebrosa. Ne è un esempio fulgido il secondo LP "King Of The Dead" del 1984, che fra urla agghiaccianti, chitarre monolitiche e testi inneggianti al caos e alla morte, ci lascerà fra le mani un capolavoro assoluto di Dark/Epic Doom, distante anni luce dalle ambientazioni epico/eroiche di altre band. I Cirith Ungol daranno alla luce altri due buoni dischi (One Foot In Hell 1986 - Paradise Lost 1990) per poi sciogliersi fra l'indifferenza generale del pubblico Metal, ma il loro seme verrà raccolto e tenuto vivo sino ai giorni nostri, da cultori di un certo tipo di suono epico ed oscuro. (Fra i fans più sfegatati si possono annoverare i Celtic Frost e i Cathedral...).
Discorso simile può essere fatto anche per i sottovalutatissimi Manilla Road, perlomeno in termini di seguito e di apprezzamento da parte del pubblico. La band di Wichita (Kansas) si formò nel lontano 1976 sotto la guida di Mark Shelton, dando alle stampe due primi lavori acerbi e distanti da quello che sarebbero diventati in seguito (Invasion 1980 - Metal 1982). Ma è con "Crystal Logic" (1983) che si apre un periodo d'oro per il trio americano, la musica proposta nel disco è quanto di più puro possa essere definito nell'ambito Epic Metal, assieme ai primi Manowar e Warlord. Lo stile della band è qualcosa di inimitabile, di inconfondibile e soprattutto di inarrivabile. Nessuno come i Manilla Road è stato così Epico in quei lontani anni, e definire la loro musica non è cosa del tutto semplice. La band ha il suono cupo e misterioso dei Black Sabbath e degli Angel Witch, unito alla melodia e all'aggressività della NWOBHM. A fare da padrone è la solenne voce di Mark Shelton, nasale ed incredibilmente evocativa, unica nell'ambito Heavy Metal. Le tematiche trattate sono interessantissime e di altissimo livello (complice la laurea in antropologia del cantante), in alcuni casi vere e proprie poesie di Epica e di Mitologia Arcaica. Oltre al superbo "Crystal Logic" sono un ottimo esempio anche i dischi successivi, "Open The Gates" (1985) e "The Deluge" (1986), grandiosi la vori di puro Epic Metal dai marcati tratti Doom, con liriche in bilico fra mitologia scandinava, temi ed eroi arturiani e saghe sulla caduta di Atlantide. Grande lavoro anche il potente "Mystification" (1987), ispirato ad Edgar Allan Poe, dove si nota una notevole accelerazione nelle ritmiche, in bilico fra Thrash e Speed Metal. I successivi lavori non sono fra le migliori cose dei Manilla Road, (Out Of The Abyss 1988 - The Courts Of Chaos 1990), e la band si scioglie in silenzio, senza la fama che di diritto gli sarebbe spettata, essendo a mio modesto parere, i padri indiscussi dell'Epic Metal.
A questo punto è necessario parlare dei Manowar e dei Virgin Steele, band contemporanee che hanno avuto un ruolo basilare nell'Epic. Le due band hanno qualche punto di contatto e qualche piccola similitudine nell'approccio alla musica, anche se i primi sono la classica rappresentazione del barbaro rozzo ed assetato di sangue che distrugge tutto quello che trova sul proprio cammino, mentre i secondi sono riusciti a domare la sete di devastazione dando una parvenza di nobiltà alla loro musica. Potrebbe essere una spiegazione un po' ingenua... ma per capire i Manowar è necessario parlare in questi termini. Il loro credo è acciaio e sangue, morte e inimicizia totale contro tutti i fautori del falso metallo, la loro linfa è l'odio e la forza fisica è utilizzata al fine di uccidere senza pietà.
Le canzoni dei Manowar nascono come inni per neutralizzare tutti coloro che osano fermare la loro avanzata e l'idea generale che ci si può fare di questa band è quella di Conan Il Barbaro, il temibile guerriero creato da R.E. Howard. Sicuramente l'idea avuta in mente da Joe Di Maio e da Ross Funichello era proprio questa: creare musica che potesse distruggere. I due, reclutato un urlatore del calibro di Eric Adams ed il batterista Donny Hamzick, uscirono nel 1982 con un gran bel disco intitolato "Battle Hymns", ricordato per la parte narrata da Orson Wells nella terribile "Dark Avenger" e per la dirompente title track "Battle Hymn" una fra le canzoni più belle della storia del Metal. Ma è con il secondo barbarico disco (Into Glory Ride - 1983) che i Manowar centrano in pieno l'obiettivo, creando uno fra i più intensi lavori di Epic Metal della loro carriera. Tecnica e buon gusto hanno poco a che vedere con i Manowar, le canzoni sono cupe ed oscure come mai lo sono state, le liriche semplici e brutali, ne è un esempio la vendicativa "Hatred" o la divina "March For Revenge". Ottima prova anche nel successivo "Hail To England" (1984) e soprattutto con il bellissimo "Sign Of The Hammer" (1984) contenente brani epicissimi come "Thor" e la straordinaria "Guyana".
Nei dischi successivi i Manowar abbandoneranno la loro indole barbarica per dedicarsi ad un Metal più commerciale e accessibile al grande pubblico. Per molti dei vecchi fan un album come "Fighting The World" (1987) è un passo falso, un vero tradimento alle sonorità Epiche che li aveva resi grandi nel passato. Tralasciando le belle song come "Black Wind, Fire And Steel" e "Defender", il resto del disco è mediocre e vagamente glam nell'attitudine. Stesso identico discorso in "Kings Of Metal", ottimo disco di Heavy Metal ma distante anni luce da un passato ormai lontano. Anche le liriche sono diventate pacchiane, insulse e infinitamente ripetitive. Il modello degli ultimi Manowar è preso pari pari da ciò che hanno creato i Judas Priest già prima di loro, ossia: harley, cuoio e lodi al metallo più puro. L'atteggiamento invece è tipicamente Rock'n'roll (famoso il loro motto 'Born to rock, drink and fuck'), ispirato dai loro concittadini Kiss, che già prima di loro amavano circondarsi di ragazze prosperose. Negli anni '90 i Manowar continueranno con questo modo di vedere il Metal (da segnalare il buono Triumph Of Steel - 1990, che propone una lunga song ispirata all'Iliade), vivendo di rendita e dando un certo contributo al recente ritorno delle sonorità Power ed Epic. La loro fama è ormai consolidata e sopravvive grazie agli stuoli di fan esaltati che li seguono in qualsiasi cosa essi facciano, i Manowar sono fatti così, o li si ama o li si odia, ma è triste sapere che molti li ricordano per il primato del volume più alto nei concerti o per le loro spacconate e non per i primi straordinari dischi.
Di tutt'altra pasta sono i Virgin Steele, forse la band Epica più elegante e romantica del panorama Epic, con liriche ispirate ad antiche divinità e allo splendore dell'antica Grecia. Già nel loro esordio con l'omonimo disco "Virgin Steele" si intravvedeva un ottimo connubio fra class/hard rock americano e le visioni fiabesche dei vecchi Rainbow. Di grande spessore anche il loro secondo capolavoro "Guardians Of The Flame" (1983), epico in maniera strabiliante, grazie a classici senza tempo come "Redeemer" e "Guardians Of The Flame". Dopo una serie di EP e dopo la dipartita del chitarrista fondatore Jack Starr, i Virgin Steele propongono uno fra gli album più raffinati del periodo (Noble Savage - 1985), unendo intermezzi di pianoforte e musica classica a tipici assalti metallici sullo stile dei Manowar. Pur essendo una band di grande valore, il quartetto capitanato da David De Feis non riuscirà mai a decollare del tutto e in ciò non saranno di aiuto l'ultimo album degli anni '80 ("Age Of Consent" - 1988) indirizzato verso un hard rock americano di facile presa, ne il come back nel 1993 (dopo un momentaneo sciogliemento) con "Life Among The Ruins", anche questo disco orientato su temi meno epici rispetto al glorioso passato.
Solo a metà degli anni '90 i Virgin Steele troveranno una nuova linfa vitale, sfornando capolavori incomparabili che si inseriranno pienamente nel discorso Power Metal di fine millennio. Di questi dischi verrà ampiamente trattato nella sezione Power Metal.
A questo punto è necessario parlare di una band che ha dato nuovi impulsi all'Epic Metal, pur non essendo a tutti gli effetti una Epic band: i Queensrÿche del primo EP (prodotto nel 1983 ma risalente come demo al 1982). La band di Seattle agli esordi aveva in effetti una certa attitudine Epica, ma completamente differente dalle altre band di cui si è parlato. In "Queensrÿche EP" (nel cui retrocopertina spiccava un logo con spade incrociate e mazzafrusto), si respirano visioni battagliere e fantastiche, ma con liriche profonde e mai banali. La musica invece è un concentrato di maestosità e di malinconia, a tratti sperimentale, con reminescenze maideniane. Il discorso continuerà anche con "The Warning" (1984) con canzoni come "Before The Storm" e "No Sanctuary", sempre più sperimentali e di difficile ascolto, ma cariche di una venatura Epico/malinconica che influenzerà in modo massiccio il modo di intendere il Metal. Nei successivi lavori i Queensrÿche si sposteranno sempre più verso un Metal sperimentale e innovativo, ma la loro traccia primordiale sarà seguita con successo da tante altre bands.
Un gruppo fra tutti gli immensi Warlord, che con un EP d'esordio ("Deliver Us" - 1983) ed un unico album ("And The Cannons Of Destruction Have Begun" - 1984) sono riusciti ad entrare di diritto nella Storia dell'Epic Metal e nei cuori di tutti gli appassionati di questo genere. L'album in questione è un autentico capolavoro di malinconica melodia e di Epicità come pochi hanno saputo fare, e può benissimo rivaleggiare con i lavori degli Epic Gods di cui si è parlato prima. Le immagini create dai Warlord non sono quelle di Barbari armati d'ascia, bensì quelle di Nobili Cavalieri in cerca di fama e gloria. Lo stile della band è unico ed inimitabile e su tutto il disco è presente la triste epicità dei Queensrÿche, unita a forti dosi di oscuro Epic sulla scia dei migliori Rainbow, con qualche sprazzo di neoclassicismo. I Warlord scompariranno definitivamente dopo questo grande esordio, rimanendo anch'essi una band da culto, ma c'è da dire che il peso della loro musica rimarrà ben radicato nel sound di tanti altri gruppi.
Lo stesso Yngwie J. Malmsteen ammetterà di essere stato influenzato oltre che dai Rainbow, dal primo EP della suddetta band. I primi tre dischi del chitarrista svedese ("Rising Force" - 1984, "Marching Out" - 1985, "Trilogy" - 1986) avranno anch'essi un notevole peso sullo sviluppo futuro dell'Epic Metal, pur essendo al di fuori di questo genere.
Altro gruppo di grandissimo valore e di primaria importanza assieme ai Warlord, sono gli straordinari Omen, band americana attiva nella seconda metà degli anni 80. In quel periodo venivano definiti 'gli Iron Maiden sul campo di battaglia', in virtù del loro stile che univa sonorità maideniane con l'epicità dei Manilla Road o dei Manowar. I loro dischi sono considerati fondamentali da tutti i puristi dell'Epic, soprattutto il primo full lenght intitolato "Battle Cry" (1984) autentica pietra miliare. Buoni anche i successivi "Warning Of Danger" (1985) e l'EP "Nightmares" (1986). Con "The Curse" (1986) gli Omen raggiungeranno l'apice della loro breve carriera, in un disco entusiasmante e potente, a tratti speed/thrash ma sempre Epico e maideniano. Ne sono gli esempi "Bounty Hunter" e "Teeth Of The Hydra" cantati dalla bellissima ed evocativa voce di J.D.Kimball, una fra le voci più epiche e suggestive del periodo, assieme a quelle di Mark Shelton e David De Feis. La band scomparirà dalle scene dopo lo scadente "Out Of Nowhere" (1988) che di epico aveva ben poco, per riformarsi negli anni '90 con scarsi risultati.
Una piccola menzione va anche ai primi tre dischi dei Fates Warning ("Night On Bröcken" - 1984, "The Spectre Within" - 1985, "Awaken The Guardian" - 1986), con John Arch alla voce, debitori del suono Epico e sperimentale dei Queensrÿche unito agli Iron Maiden più ispirati. Il loro capolavoro di quel periodo è "The Spectre Within", album zeppo di tematiche misteriose e fantastiche, ma mai scontate. Successivamente il gruppo si dedicherà alla sperimentazione e al progressive, dimenticando il Fantasy metal degli esordi.
Sul finire degli anni '80 entra in scena una nuova Band che apporterà altra linfa nel Panorama Epic, sono gli americani Crimson Glory, gruppo di musicisti di talento che ci hanno lasciato 2 dischi dal valore incommensurabile. L'Epic Metal proposto da questo combo straordinario deriva direttamente dalla scuola dei Queensrÿche, anche se visto con un'ottica più diretta e coinvolgente. Già nel primo omonimo disco ("Crimson Glory" - 1987) si nota un gusto per le melodie malinconiche e per i vocalizzi iper-acuti di Jeff Midnight (nessun cantante ha mai raggiunto apici di elevazione vocale come lui). Tutto l'album è permeato di ambientazioni epiche e fantasy, dalla bellissima "Valhalla", passando per la struggente "Heart Of Steel". Stessa formula anche per il successivo "Transcendence" (1988), forse più complesso ma dalle ottime composizioni eleganti ed epicheggianti. La band inciderà un ultimo disco poco attinente col resto del repertorio e si scioglierà dopo l'abbandono del cantante Midnight, interrompendo questa breve parentesi di gloria ed eroismo metallico.
Fino ad ora si è parlato esclusivamente di Epic bands provenienti dagli Stati Uniti ed in effetti le radici primordiali vanno ricercate nella scena americana degli anni '80.
Per il versante Europeo è necessario citare gli Heavy Load, pionieri dell'Epic Metal Svedese e autori di "Death Or Glory" (1982) e del bellissimo "Stronger Than Evil" (1983) composto da canzoni epiche e melodiche, all'altezza dei grandi nomi americani. Bello anche il mini LP degli Ostrogoth ("Full Moon's Eyes" - 1983), gruppo proveniente dal Belgio ed eclissatosi dopo un primo album incerto. In quegli anni uscirono tanti gruppi interessanti ma che durarono per il periodo di qualche disco, come i britannici Elixir di "Son Of Odin" (1985), gli svedesi Leviticus con "The Strongest Power" (1984), gli australiani Taramis con "Queen Of Thieves" (1988), e gli italiani Adramelch con "Irae Melanox" del 1988 (divenuti una cult band in Germania più che nel loro paese d'origine).
Inoltre tante bands non propriamente Epic hanno fatto ottimi dischi che si possono ricollegare a questo filone, i primi Savatage di "Sirens" (1983) e "Dungeons Are Calling" (1985), i Running Wild con "Port Royal" (1988) e "Death Or Glory" (1989), i Candlemass evocativi ed epicheggianti di "Epicus, Doomicus, Metallicus" (1987) e "Nightfall" (1988).
Un caso a parte sono i Blind Guardian di "Battalions Of Fear" (1987) e "Follow The Blind" (1989) autentici pionieri del Fantasy/Epic Metal e primi a trattare temi Tolkieniani che tanto peso avranno nel Power/Speed Epic Metal degli anni '90 e dei nostri giorni.
Anche i Bathory sono una band a sè stante, nel senso che il loro inizio è stato puramente Black Metal per poi incanalarsi verso sonorità epiche con "Blood, Fire, Death" (1989) e soprattutto col capolavoro "Hammerheart" (1990), proseguendo con "Twilight Of The Gods" (1991) e poi con "Blood On Ice" (1996), tutti questi album influenzeranno band estreme come Emperor, Enslaved, Immortal ed Amon Amarth, ma non è questa la sede adatta in cui parlarne.
Negli anni '90 l'Epic Metal ha avuto una nuova spinta soprattutto in Europa (anche se il livello medio è qualitativamente inferiore rispetto alla passata decade), ma è impossibile qualificare tutte le bands uscite in questo periodo con la parola Epic perché molto spesso il tutto viene abbinato sotto il nome Speed/Power Metal ed è giusto parlarne in altra sede, nella guida del Power Metal.



Qui di seguito ho inserito gli album fondamentali per capire cosa è l'Epic Metal e da quali gruppi sono nate le sonorità che troviamo in tante band odierne (in ordine alfabetico):

Cirith Ungol - "Frost And Fire"
Cirith Ungol - "King Of The Dead"
Cirith Ungol - "One Foot In Hell"
Crimson Glory - "Crimson Glory"
Fates Warning - "The Spectre Within"
Heavy Load - "Stronger Than Evil"
Manilla Road - "Crystal Logic"
Manilla Road - "Open The Gates"
Manilla Road - "The Deluge"
Manilla Road - "Mystification"
Manowar - "Battle Hymns"
Manowar - "Into Glory Ride"
Manowar - "Hail To England"
Manowar - "Sign Of The Hammer"
Omen - "Battle Cry"
Omen - "Warning Of Danger"
Omen - "The Curse"
Queensrÿche - "Queensrÿche EP"
Queensrÿche - "The Warning"
Virgin Steele - "Virgin Steele"
Virgin Steele - "Guardians Of The Flame"
Virgin Steele - "Noble Savage"
Warlord - "And The Cannons Of Destruction Have Begun"