Metallari di tutto il mondo, ri-unitevi!



Avete notato quante reunion storiche ci sono state negli ultimi anni? Troppe per poterle elencare una ad una. Ed ammetto che alcune di esse hanno anche stuzzicato la mia fantasia, riempiendomi di soddisfazione una volta che ho potuto rivedere, o vedere per la prima volta, i miei idoli suonare su di un palco. Inoltre, alcuni gruppi riformati hanno anche sfornato nuovi album. Altro entusiasmo quindi, e tanta curiosità.
Francamente io sono il primo a gioire quando un gruppo del passato, che tanto ho amato, risorge dalla tomba per soddisfare gli appetiti dei suoi vecchi fan. Ma non è che si tratti, a conti fatti, di una cosa molto positiva. Soprattutto quando le reunion si susseguono a ritmi frenetici, come sta avvenendo da un lustro a questa parte. E' un fenomeno che andrebbe analizzato a fondo, e certo non nello spazio limitato di un editoriale. E' un dato di fatto però che, al giorno d'oggi, il pubblico metal abbia più idoli nel passato che nel presente. Negli anni '80, ricordo che la grande ondata del metal americano, thrash e non solo, aveva spedito nel dimenticatoio quasi tutti i gruppi della NWOBHM. Per sopravvivere, alcuni di quei gruppi inglesi avevano tentato di "americanizzarsi". Perchè la scena metal attuale, assai vasta come sottogeneri e differenziazioni, non riesce a scalzare il passato? E' una questione di qualità artistica? Non credo. L'abilità media delle band attuali è nettamente superiore a quella degli anni '80. Allora, è il pubblico ad essere cambiato? Può darsi, ma non credo si tratti di un fattore decisivo.
Cos'è allora che non va, nella scena metal attuale? Perchè si sente un così gran bisogno di reunion? Certo, ascoltare delle canzoni che hanno fatto la storia è sempre un'esperienza gratificante, soprattutto da un punto di vista emotivo. Ma la cosa potrebbe andar bene una tantum. C'è qualcosa di malsano nel fatto che un gruppo del passato giri festival su festival, attirando molta più gente di qualunque valido gruppo attuale. Tra le risposte parziali che mi vengono in mente, potrebbe esserci ad esempio l'importanza commerciale che sta alla base delle reunion, ben pompate dagli organizzatori degli eventi, dalla carta stampata e dalle webzine compiacenti. Ci può essere la scarsa apertura mentale di molti metallari, per i quali la certezza si trova solo nel passato, e per i quali il presente non è altro che una continua fase di decadenza (a cicli, tra l'altro, perchè passati pochi anni un gruppo del presente è diventato, nel frattempo, un gruppo del passato da osannare a scapito delle nuove leve). Si può prendere in considerazione anche il fatto che, vent'anni fa, gli album metal non potevano essere pubblicati da cani e porci: potevano darli alle stampe o i gruppi veramente talentosi, o i raccomandati, o chi aveva una marea di soldi per poterselo permettere. Infine, vent'anni fa il metal era un genere di successo, che attirava pubblico e media, e come si sà ogni nuova moda cancella quella precedente.
Ho scritto solo alcune idee, le prime che mi sono passate per la mente. Però la cosa è veramente desolante, ed allarmante. Ogni volta che acquisto un giornale metal di tiratura nazionale, scopro che un vecchio gruppo è tornato dal limbo, e che qualche altro rispettabile combo ha sfornato un nuovo disco. Il più delle volte, i musicisti di questi gruppi risorti, hanno tentato nel frattempo di continuare la propria carriera musicale in altri progetti, senza però raggiungere i fasti della loro band storica. Anche quando, dal punto di vista critico, i loro nuovi lavori si sono dimostrati egregi. Con tristezza, mi accorgo che questi artisti affermati sono schiavi del proprio passato, schiavi di un pubblico che non accetta al 100% le loro svolte artistiche, e schiavi di un music business che se non produci denaro, cessa immediatamente di sostenerti.
Dato poi che la maggior parte della gente non ragiona con la propria testa, si limita ad adagiarsi sui luoghi comuni, sputando sul presente e desiderando ardentemente che torni il passato. Passato che, tra l'altro, molti individui non hanno nemmeno vissuto per ragioni anagrafiche. Un caso tipico: la rivalutazione del metal italiano degli anni '80, del quale tratterò in un altro editoriale.
Penso che, al di là del piacere che si prova nel rivedere dei vecchi eroi sul palco, occorrerebbe pensare che un panorama musicale ha bisogno di linfa nuova, se non vuole morire. Occorre sostenere con tutto il cuore (e anche con i propri soldi) i gruppi che stanno suonando ora, adesso. Il passato è passato: è bellissimo, ma è giusto che non travolga il presente. Le reunion vanno bene, ma non devono diventare una moda. Facendo tour infiniti, e riproponendo le vecchie canzoni, non fanno altro che mettersi a livello di una qualunque cover band. Se si vuole che la situazione cambi, che sia il presente ad essere radioso, occorre che cambi soprattutto il nostro atteggiamento nei suoi confronti: è necessario essere più critici, ma anche più aperti a godere pienamente ciò che ci sta offrendo la scena attuale. Che non è così male, se in essa si include anche l'underground. Impariamo a sostituire il famoso "io c'ero", con un più utile "io ci sono". E la fatidica frase di molti vecchi metallari, "ai miei tempi", dovrebbe essere abolita: quali sono i vecchi tempi? Avete smesso di ascoltare musica? Siete morti? O siete vivi, ma non siete più curiosi di scoprire ciò che il presente può offrirvi?
Le reunion, in sè, non sono un male. Diventano un male quando attirano verso di sè gli entusiasmi del pubblico sia mainstream che underground. Riunirsi sì, dunque... ma, come diceva Don Chisciotte, "con juìcio", con giudizio.

(La Redazione - Maggio 2010)